[CAPITOLO DECIMONONO.
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Ad uguale distanza da Barletta e dal campo francese, dove la pianura accostandosi alle colline comincia ad elevarsi, si stende, fra certi monticelli bassi, un piano di circa trecento passi per ogni verso, formato probabilmente da qualche[Pg 228] antica alluvione. Il terreno di minuta ghiaja e di sabbia silicea rassodato dal tempo è sgombro d'arbusti e d'erbe, ed offre alla zampa dei cavalli un andar franco e sicuro. Questo era il luogo scelto pel combattimento. Dal giorno innanzi per cura d'uomini mandati dalle due parti, fu livellato ove era qualche ineguaglianza di terreno; fissati i limiti con un solco e con grosse pietre disposte all'intorno; ed all'ombra di grandissimi lecci che crescevano sul ciglio d'un greppo, dal quale si dominava tutto il campo, vennero situati sedili pei giudici, sotto una specie di tenda a strisce bianche e vermiglie annodata ai rami degli alberi. Avanti a questo tribunale eran piantate in fila alla vista di tutti ventisei lance cogli scudi degli uomini d'arme delle due nazioni, ed i loro nomi scritti a grandi lettere su un cartellone. Dalle terre e ville del contorno la curiosità aveva radunata gran folla di contadini e signorotti di campagna, che prima del levar del sole già si trovavano allogati per l'alture circonvicine. Quelli che fra loro tenevano un certo grado sedean coi vecchi e colle donne sull'erba; gli altri, come ragazzi, poveri, monelli, s'arrampicavano su per gli alberi, e mostrandosi qua e là fra le foglie facean contrastare col verde il colore de' visi e de' panni.
Bello spettacolo era (specialmente per chi, ponendosi all'estremità del campo, volgesse le spalle all'interno delle terre ed il viso alla marina) il vedere una così ricca scena campestre ravvivata da tal moltitudine piena di tanto moto e di tanta vita: a destra elevarsi sul cielo le grandiose masse degli elci, ed al color cupo delle lor foglie mischiarsi il verde più vivace e gajo d'arboscelli minori; su un piano più lontano dietro questi, la terra di Quarato, della quale si scopriva soltanto la porta difesa da una torre addossata a rupi, al cui piede serpeggia la strada: in mezzo il campo, ed al di là il lido dell'Adriatico, la città e il castello di Barletta, e le forme colorite degli edifizi spiccate sulla tinta azzurra del mare: più lontano il ponte e l'isola di Sant'Orsola, gli alti gioghi del Gargano, e la linea dell'orizzonte: a manca poi, le colline che a poco poco si vengono alzando; e rimpetto al luogo destinato ai giudici, sovra un terreno disuguale, vestito d'erba fresca, gruppi di altissime querce coi tronchi rivestiti d'edera, e nel pieno vigore della più ricca vegetazione. La nebbia formatasi nella notte, squarciandosi alla brezza dell'aurora, veleggiava nelle regioni superiori dell'aria in nuvole di forme fantastiche, che già percosse dal sole ne rifrangevan i raggi indorati. Altre strisce di nebbia più densa restavano leggermente posate sulla pianura, somigliando a letti di cotone bianchissimo, sovra i quali sorgevano qua e là gruppi d'alberi più alti, e le creste di qualche collinetta. Il disco del sole vicino ad uscir dal mare spandeva in cielo la sua luce rancia, lasciando muti gli oggetti terrestri, illuminati soltanto dal riflesso dell'atmosfera. Tutti gli spettatori avean come involontariamente gli occhi volti verso il punto dove stava per comparire. Sull'ultima linea del mare parve alla fine quasi generata una scintilla di luce vivissima; crebbe, prese forma, uscì il sole maestoso come un globo di fuoco, e diffuse la sua luce, che diede forma e colore agli oggetti, e si duplicava oscillando riflessa nel mare.
Una squadra di fanti venuta quivi per tempo teneva sgombro il campo dal popolo che stava disperso in gruppi tutt'all'intorno, radunandosi più frequente nei luoghi ove molti venditori di comestibili e di vino avean tese le loro tende, ed alzati banchi e tavole. V'era fra questi l'oste del Sole, Veleno, che il lettore ben conosce, e che in uno dei luoghi più in vista aveva piantato il suo negozio ambulante sotto una frascata, alla quale già eran concorsi molti de' soldati suoi soliti avventori: due o tre gran padelle da friggere eran al fuoco su altrettanti fornelli di ferro portatili; una tavola composta d'asse rozze, e connesse alla meglio su varj pali, che fitti nel suolo servivano di gambe, era coperta di canestroni di pesce, carciofi, ortaglie d'ogni genere da friggere. Egli, con due grembiuli e la berretta di bucato, colle maniche della camicia rimboccate sino alla spalla, teneva sotto il braccio la pentola da infarinare, in una matto il piatto col fritto ancor crudo, nell'altra le mollette per prenderlo, e si affaccendava a preparar questo cibo tanto gradito agli Italiani meridionali, senza restar mai un momento dal cicalare, ridere, domandare e rispondere a tutti in una volta, e soltanto interrompeva a quando a quando questi dialoghi, o per cantar La bella Franceschina, o per gridar quanto n'avea nella canna: Ah che alici! ah che alici! son vive le trigliarelle! o non avete occhi, o non avete danari! ed altre simili inculcazioni che s'udivano da mezzo miglio lontano.
Alla fine, un mormorar più forte della folla che occupava i luoghi superiori fece volgere a tutti il viso verso quella parte, e passando di bocca in bocca giunse la nuova, che già si scorgeva il drappello francese. Pochi minuti dopo compariva alla voltata d'una strada, che usciva di dietro una collina, ed avanzandosi, venne a porsi in battaglia nella parte superiore del campo, volgendo la fronte al mare. Scavalcati i guerrieri ed un centinaio e mezzo di compagni ed amici che eran con loro, lasciaron ai famigli i cavalli, e, saliti al luogo dei giudici, si dispersero sotto i lecci aspettando l'arrivo degli Italiani. Sulla strada di Barletta un nuvolo di polvere, fra il quale si potè presto distinguere il lampeggiar dell'armi, mostrò che non eran per farsi troppo aspettare. Le turbe sin allora disperse si strinsero ai confini della lizza, studiando ognuno di cacciarsi avanti, malgrado che i fanti di guardia, con que' modi amorevoli che in ogni tempo ha sempre usato la soldatesca in simili occasioni, battendo sul suolo, e talvolta sulle punte dei piedi i calci delle ronche e delle picche, ricacciassero indietro l'onda che tentava di sopraffarli.
Giunsero gl'Italiani, si fermarono in faccia ai loro avversarj nell'ordinanza medesima, e scavalcati, salirono anch'essi sul rialto degli elci.
Dopo i saluti e le cortesie scambievoli, il signor Prospero e Bajardo, che erano i due padrini, s'abboccarono, e decisero che prima di tutto conveniva trarre a sorte i giudici.
Il lettore si maraviglierà, son certo, di non trovar il famoso Bajardo fra i combattenti in così importante occasione, e vederlo invece adempiere le parti di padrino: gli dirò dunque che non ne abbiam provata minor maraviglia di lui, nè sapremmo formar su questo fatto altra congettura se non supporre che qualche ferita non interamente sanata gl'impedisse di trattar l'armi, o che forse la quartana che lo travagliava in quel tempo, troppo gli scemasse le forze: a ogni modo sappiamo certissimo che egli non era fra i campioni.
Scritti dunque i nomi di alcuni caporali de' due eserciti spagnuoli, francesi ed italiani in egual numero; rotolati i brevi, e posti in un elmo, cadde la sorte su Fabrizio Colonna, Obignì e Diego Garcia di Paredes; i quali, sedendo al luogo preparato per loro, aprirono su una tavola il libro dei Vangeli, e ricevettero il giuramento de' ventisei guerrieri: col quale s'impegnavano a non adoperar frode nel combattere; asserivano non aver incanti nè sui loro corpi, nè sull'arme; ed incontrar quel cimento valendosi della sola virtù e delle forze naturali. Furon letti di nuovo ad alta voce i patti coi quali si rimaneva d'accordo che ogni uomo potesse riscattar sè, l'arme e 'l cavallo mediante cento ducati; ed uno fra gl'Italiani, votando sulla tavola il sacco del danaro che avean recato, lo contò, e lo consegnò ai giudici. S'aspettava quindi che i Francesi facessero altrettanto: visto che nessuno si moveva, Prospero Colonna disse loro più modestamente che potè:—Signori, e il vostro danaro?—
Si fece avanti La Motta, e rispose sorridendo: