L'ore della mattina, quelle vicine al mezzo giorno, le riuscivano meno difficili. Lavorava di ricamo, avea libri, e l'orto del monastero per passeggiare. Ma la sera! I pensieri più tetri, le cure più moleste parevano, a guisa di quegl'insetti che al calar del sole si moltiplicano e divengono più infesti, aspettar quell'ora per assalirla tutti in una volta. Ginevra allora si rifuggiva in chiesa. Non vi trovava allegrezza, non pace, ma almeno qualche momento di consolazione.

La sua preghiera era breve e non variava mai. Vergine Santissima, diceva, fate ch'io desideri non amarlo; e talvolta aggiungeva: fate ch'io mi risolva a cercar di Grajano, e desideri trovarlo: ma spesso le mancava il cuore di profferir questa seconda preghiera.

Dal ripeter di continuo quelle parole, ne avveniva talvolta che cogliesse sè medesima nel pensiero di Fieramosca, appunto nel momento in cui la sua lingua pregava onde poterlo dimenticare. Allora sospirava, piangeva, ma scorgeva anche troppo qual fosse in lei la volontà più potente. Quel giorno tuttavia, per uno di quegli alti e bassi che sono nella nostra natura, le sembrò di potersi finalmente risolvere al miglior partito. L'idea d'una malattia che la sua salute cadente le mostrava vicina; l'idea della morte fra i terrori di una coscienza non pura, sopravvenne in un momento di titubanza, diede il tratto alla bilancia, e le fece prender la risoluzione d'informarsi di Grajano, e scoperto dove fosse, tornar con lui, in qualunque modo, ad ogni costo. Se Fieramosca fosse stato presente, gli avrebbe dichiarata la sua risoluzione allora allora, senza dubitar un momento; ma, disse, alzandosi per uscir di chiesa: Questa sera verrà e saprà tutto.

Le monache, finito il coro, uscivano tacite alla sfilata per una porticella che dava nel cortile del chiostro, e tornavano nelle loro celle.

Ginevra s'avviò dopo di loro. Entrò in un loggiato pulito come uno specchio che circondava un piccol giardino. Nel mezzo v'era un pozzo sotto una tettoja retta da quattro pilastri di pietra. Di qui, traversato un lungo andito, riuscì in un cortile di dietro. Il lato in fondo era formato da una casetta, ove non era clausura, separata dalla rimanente fabbrica, e vi s'alloggiavano i forestieri. Ginevra v'abitava colla giovane salvata da Fieramosca, ed occupavano due o tre camere; che, secondo l'uso de' monasteri, non avean comunicazione fra di loro, ma soltanto per un andito comune. Ginevra, entrando nella camera ove solevan passare insieme la maggior parte del giorno, trovò Zoraide occupata ad un telajo, e lavorando cantava una canzone in lingua araba piena di tuoni minori, come tutti i canti de' popoli del mezzogiorno. Guardò un momento il ricamo, e diede un sospiro (era un mantello di raso azzurro trapuntato d'argento che facevano insieme, destinato a Fieramosca); poi si pose a sedere ad un balcone ombreggiato da pampini, che guardava verso Barletta. Il sole s'era allora nascosto dietro le colline di Puglia. Poche strisce di nuvole stavano su pel cielo tutte accese al lampo solare, simili ai pesci d'oro notanti in un mar di fuoco. La loro immagine correva in lunga lista riflessa dall'onde, solcate qua e là da qualche vela di pescatori, che un leggiero levante spingeva alla spiaggia. L'occhio della giovane era fisso al molo del porto che aveva in faccia, dal quale spesso vedeva staccarsi una barchetta e venir verso l'isola.

Oggi essa la desidera più del solito, le pare che debba portarle una decisione; e qualunque sia, nel suo stato, sarà sempre un guadagno. Ma quei momenti d'aspettazione le parevano pur lunghi ed amari! Vorrebbe Ettore già presente, vorrebbe che avesse già udite parole tanto ardue a pronunziarsi: s'egli tardasse o non venisse, domani sarà ella ancor forte abbastanza?

Un punto oscuro che appena mutava luogo non tardò a comparire sul mare vicino al lido. Dopo un quarto d'ora s'era accostato, ingrandito, e quantunque appena si potesse distinguere che era un battello condotto da un uomo, Ginevra lo riconobbe, e sentì darsi una stretta al cuore. Per una subita rivoluzione di tutte le sue idee, le parve ad un tratto impossibile dirgli ciò che un momento prima aveva, o credeva avere irrevocabilmente fissato. Avrebbe veduta con piacere quella barchetta tornar indietro, ma invece avanti, avanti: già era presso l'isola; già s'udivano i remi tuffarsi, ed uscir dell'acqua.

—Zoraide, eccolo—disse volgendosi alla sua compagna, che alzò il capo appena, fece col viso l'atto di chi risponde, e tosto riabbassò gli occhi sul suo lavoro. Ginevra scese, e s'avviò al luogo ove s'approdava all'isola, e per una scala tagliata a scarpelli nel masso, giunse al mare appunto quando Fieramosca deponeva i remi in fondo al battello, e la prora si fermava contro lo scoglio.

Ma se alla donna mancava il cuore di dichiarare le sue risoluzioni, Fieramosca che aveva dal canto suo cose altrettanto gravi da svelarle, non si sentiva maggior animo di lei.

Lontano per molto tempo dai luoghi ove guerreggiava Grajano, non ne aveva più udita novella da un pezzo. Alcuni soldati venuti di Romagna, o fossero male informati, o scambiassero il nome, gli avevano affermato che era stato ucciso. Il prestar fede a costoro faceva troppo al caso suo, perchè molto si studiasse a non credere, o si desse briga di acquistar certezza del fatto. Accade di rado che ove si tema di scoprire il proprio danno, si desideri di veder chiaro: così trascurando sapere il vero, era venuto indugiando sino a quel giorno, nel quale gli occhi suoi propri l'avevano finalmente tratto d'inganno. Tornò in Barletta sempre combattendo con sè stesso; e sempre in contrasto s'egli doveva dirlo, o non dirlo a Ginevra. Il primo partito lo divideva da lei per sempre, il secondo gli sembrava colpevole; e poi come fare a nascondere qualche cosa a quella che era avvezza a leggere tutti i suoi pensieri?