—Si vorrebbe cenare.—
L'oste si scontorse, e rispose con tuono afflitto, che si sforzò di far apparire sincero,—Cenare? Vorrete dire mangiar un boccone alla meglio, se pure si potrà metter insieme... Dio sa che cosa v'è rimasto in casa in questa stretta d'assedio! Che prima un pane valeva un cortonese, ed ora sta mezzo fiorino, e tanto lo pago io al forno.... A ogni modo per signori pari vostri si ripiegherà.... m'ingegnerò....—E con quest'esordio destinato, secondo l'usanza degli osti, a far pagar dieci quel che val due, aperse un armadio, e trattone un tegame lo pose sul fornello; e coll'ajuto del vento fatto col grembiule, e che alzava la cenere sino al soffitto, fu presto riscaldato uno spezzato di capretto, che al dir dell'oste era la sola vivanda che fosse a quell'ora in Barletta, e dovea servir di cena ad un caporale che veniva per essa a momenti; ma signori pari loro non si potevano mandar a letto a digiuno.
Comunque ella fosse, la vivanda fu gradita, e venne recata in istoviglie di terra a fiori, insieme con un boccale dell'istessa materia a larga pancia, e con un mezzo cacio pecorino duro come un sasso, nel quale eran impressi i colpi di coltello degli avventori antecedenti che avean già fatte le loro prove contro di lui. Il desco al quale sedevano era in fondo alla sala, se si può dar un tal nome a questa spelonca affumicata. Al capo opposto un gran cammino, con una cappa da dodici persone, avea dalle due parti tre o quattro fornelli: davanti era la tavola del cuoco; e dal mezzo di questa, a guisa di un T, un tavolone stretto s'estendeva quant'era lungo il luogo, quasi fino al muro dirimpetto, ove i due stavano cenando. Dal trave maestro pendeva nel mezzo una lucerna d'ottone a quattro bocchini quasi spenta, bastante appunto perchè altri non si rompesse gli stinchi nelle panche e negli scabelli che attorniavano il desco.
L'oste, com'ebbe ammannita ogni cosa pel bisogno de' cenanti, fischiando, com'era suo costume, se ne tornò sull'uscio, in quella appunto che giungeva correndo sopra un muletto un uomo, il quale balzato a terra senza toccare staffa, gridava:
—Su, giovanotti, allegri e coraggio, chè c'è buona novella: e tu Veleno fatti in venti pezzi, e ci sarà da far per tutti. È tornato Diego Garcia, e scavalcato a casa; ed or ora sarà qui per cenare: saranno venti o venticinque buone spade, ed egli solo ne val quattro; onde fa di trovarti all'ordine, e presto... Ebbene che fai? Sei morto?... Muoviti.—
L'oste era rimasto a bocca aperta. Quei bravi rizzatisi attorniavano e punzecchiavano il messo per sapere com'era andata la cavalcata.
—M'avrete morto—disse spingendoli e togliendosi loro di mezzo—e non saprete niente. Parlate voi, o parlo io?
—Di' su, di' su—gridarono tutti insieme—che nuove abbiamo?
—Abbiamo la nuova, che torniamo stracchi morti ora proprio, che siamo stati quattordici ore a cavallo senza un sorso d'acqua... (Ohè! Veleno, una mezzetta da tre, fresco... ho la gola asciutta com'un pezzo d'esca...) Ma quaranta capi di bestiame grosso, e settanta decine di minuto già stanno in Barletta; e tre uomini d'arme prigioni, che, se Dio vuole, sputeranno tanti bei ducati d'oro, come siamo cristiani battezzati, se voglion riveder l'uscio di casa loro. Vi so dire che c'è voluto del buono a scavalcarli ed averne le spade... (E questo vino lo porterai prima di cascar morto?...) Menavano a due mani come saette: uno, in ispecie, era in terra, e 'l cavallo ferito l'avea messo sotto, e se gli gridava tutti: renditi, o sei morto; egli dava imbroccate con un suo spadone, e se non gli si rompeva in un colpo che tirò al cavallo d'Inigo, e che invece colse l'arcione ferrato, o ci bisognava finirlo colle lance, o ci veniva ritolto. Pure al fine ha data a Diego Garcia la mezza spada che gli era rimasta.—
Veleno in questa giunse col vino e versò da bere al narratore, il quale gli disse:—Pur beato che sei venuto una volta!