Di fatto alle tre ore Don Michele era al posto. Il podestà uscì; richiuse con diligenza senza far romore; e zitti e cheti, per istrade e per chiassi oscuri (chè allora non v'eran lampioni), furon presto fuor di città.
Cammina, cammina; sentono le quattr'ore batter in castello, ma d'un suono cupo e portato come affiocato dal vento, chè già si trovavano aver passato Santa Orsola, e s'avanzavano spiaggia spiaggia verso la chiesetta diroccata. Era una landa deserta, sterile, sparsa di macchie nane, che sempre più si facevan salvatiche. Il sentiero che seguivano presto si perdette in un sabbione ove s'affondava sino a mezza gamba; di tratto in tratto trovavan letti di torrenti asciutti, pieni di ghiaja e di macigni rotolati dalle acque; ma i due viandanti superando queste difficoltà erano in disposizioni d'animo assai diverse.
Don Michele, avvezzo a camminar più la notte che il giorno, precedeva con passo sicuro. L'altro, che in vita sua non s'era forse trovato due volte fuor di città dopo l'avemaria, gli s'andava ingrossando il respiro, si guardava attorno, ed in cuore malediceva il momento in cui s'era partito di casa: e per verità fu la mala uscita per lui. D'una in un'altra immaginazione si veniva empiendo di mille paure, e non era minore dell'altre quella di trovarsi solo, lontano dall'abitato, di notte, con un uomo che alla fine non sapeva chi fosse.
Pure ogni tanto volea rinfrancarsi, e sotto voce canterellava tre o quattro sillabe (per la quinta non si trovava fiato); poi gli pareva aver udito strepito fra quei macchioni, ove al poco chiarore della luna annuvolata credeva veder da lungi ora appiattato un uomo, ed avvicinandosi era un tronco od un sasso; ora qualche strana forma o visione di trapassati, e piano piano diceva un requiem o un deprofundis; ed in queste buone disposizioni si trovarono in uno slargo del bosco nel mezzo del quale sorgeva la chiesetta.
Sulla porta v'erano certi scheletri dipinti, ritti ritti, con mitre, triregni e corone in capo, e tenevano in mano cartelloni svolazzanti, sui quali erano scritti versetti latini, come Beati mortui qui in Domino moriuntur; Miseremini mei, etc.; e quantunque a lume di luna con fatica si potessero leggere, le figure de' morti visibilissime producevano da sè un bastante effetto. Don Michele scoperse una lanterna e si dispose a varcar la porta. Il podestà s'era fermato alcuni passi indietro, e, conosciuto il disegno del compagno, gli uscì di bocca un qui? lamentevole, e pieno di tanto spavento, che fece apparire un sorriso sulle labbra livide e sottili di Don Michele.
—Vi conviene ora esser di forte animo, signor podestà, chè in tali luoghi colla paura si fa poco frutto, e ponno talvolta accader disgrazie. Chi è con voi opera in nome di Dio, e per mostrarvi che in quello solo costringe le anime de' trapassati, cominciamo dalla preghiera.—
Inginocchiossi, e principiò ad infilzar miserere e dies illa, ai quali Don Litterio rispondeva il meglio che sapeva, facendo voto, se ne usciva vivo, d'accender una candela ogni sabato a Santa Fosca e digiunar la vigilia de' morti. Finita la preghiera si mossero. Una porta mezzo fradicia che appena si reggeva sulle bandelle rugginose, cedette, e quasi venne a terra ad un calcio di Don Michele. Entrarono stracciandosi le calze ai rovi ond'era ingombra l'entrata.
Il pavimento era sparso d'ossa di morti. In un canto un cataletto, che cadeva in polvere pe' tarli, alcune pale che avean, Dio sa quando, servito a sotterrare, erano il solo mobile del luogo. Alcune centinaja di pipistrelli, all'entrare che fecero i due colla lanterna, volarono in iscompiglio, col loro stridulo guaire, battendo l'ale per le pareti, e cercando rifugio su per un campanile gotico che avea la base accanto all'altar maggiore.
Il luogo, la solitudine, l'ora tarda erano tali se non da metter timore, almeno da dispor l'animo di chicchessia ad immagini funebri; ed il povero Don Litterio che, quando il sole era alto sull'orizzonte, avea pensato a quel momento senza turbarsi, trovandosi ora all'atto, conosceva quanta differenza vi sia tra il dire e il fare.
Stava guardando quell'ossa che avea sotto i piedi, quelle mura verdi per l'umido, ed in varj luoghi ancora coperte di antiche pitture; e ritto nel mezzo, con una mano nell'altra, aspettava il fine di questa diavoleria.