[CAPITOLO DECIMOQUARTO.
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Mentre Ginevra in quest'angoscia desiderava e temeva che si facesse notte, Pietraccio, nascosto nella legnaja sotto le camere di lei, l'aspettava con sospetto ed impazienza, sperando che a sera fosse per venire ad insegnargli il modo di scampare senz'esser veduto.

La finestra che dall'alto gli mandava un po' di lume, era posta di fuori a fior di terra, e rispondeva in un luogo abbandonato sulla parte di dietro del monastero, ingombro di rovi e d'ortiche, dove non era apparenza che potesse capitar persona: si sbigottì il malandrino udendo passi che si venivano avvicinando fra quelle frasche, e molto più gli crebbe la paura vedendo fermarsi presso la finestra un uomo che tosto riconobbe. Era il conestabile della torre. Avrebbe voluto meglio appiattarsi fra certe fascine; ma il timore che le foglie secche non lo tradissero, lo tenne fisso nel luogo ove stava, studiandosi di rattener persino l'anelito, ed udì perciò benissimo le parole che passarono fra il Conestabile e chi era seco.

—Ecco qua, cominciò Martino, quella finestra al primo piano dov'è la gabbia col vaso di fiori: come vedete, anche senza scala, per la ferrata della finestra del piano terreno vi si sale senza fatica. Bene.... quando siete su, vi trovate in un andito con molte porte; ma tenete bene a mente, la prima a mano manca è la camera di madonna. Poi già non c'è altra gente in foresteria. A un'ora di notte tutte le monache sono a letto: se sapete fare, potete venir qui verso le tre ore, e portar via la forestiera, ed esser già un miglio in mare prima che pensino ai fatti vostri: i cani li chiuderò: agli uomini miei ho dato licenza; e vi so dire che chi li vorrà stanotte, dovrà cercarli per l'osterie di Barletta. Così siete serviti; ma badate, e ditelo a quel vostro diavolo di compagno, che badi a' fatti suoi, e che non fo conto di perder la provvisione che mi dà la badessa, per quei pochi fiorini; perciò operate con giudizio; chè, se la cosa finisce male, ho già pensato il modo di buttar la broda addosso a voi altri, e di aver le spalle al muro. Patti chiari, amici cari.—

Boscherino, al quale era diretto tutto questo discorso, tirando leggermente al Conestabile la punta d'un mostacchio, gli disse, scuotendo il capo:

—Per buttar la broda addosso a quello che fa far quest'impresa, troppo l'avresti a buttar alta, e ci vuoi altro braccio che il tuo. E ringrazia San Martino che il castello di Barletta è lontano, ed un tale che è là non t'ha potuto sentire, che ti so dire, siamo in aprile e ti farebbe parer gennajo. Dà retta a me, fratello: di tutto questo fatto, vada bene, vada male, meno ne parlerai, meglio sarà per te.—

Martino che era stato al desinare dato da Consalvo in Barletta, e v'aveva bevuto in modo che si sentiva in petto un cuor di leone, rispose senza sbigottirsi:

—Ed io vi ripeto che non ho una paura al mondo; e se mi son piegato a farvi questo servizio, l'ho fatto più perchè tra soldati si usa così, che per quei pochi ducati; e non mi sento di romper il collo e perder il pane per chi non conosco: così ve lo dico chiaro: abbiate prudenza, chè se siete scoperti, saprò come fare a discolparmi; e di quegli che fa far quest'impresa, sia chi si vuole, quando sono nella mia torre, me ne rido. Onde siamo intesi, addio.—

Ciò detto, se n'andò verso la torre lasciando che Boscherino avesse agio a considerar bene il luogo: questi lo lasciò scostare guardandogli dietro con un sorriso di compassione, e poi non si potè tenere che non dicesse con voce abbastanza alta per essere udito da Pietraccio: