Avea tenuto d'occhio la figlia di Consalvo, e l'avea veduta, appena finito il ballo, avviarsi alla loggia, e conobbe che non s'era potuta avvedere della partita di Fieramosca. Corse sollecito alla camera dei mantelli ove tutti avean ripreso il loro, e v'era rimasto soltanto, oltre il suo, quello di Fieramosca e la sua berretta di velluto scuro ornata di molte piume cadenti: se la pose in capo in modo che le piume gli adombrassero parte del volto; sulle spalle si gettò il mantello azzurro del suo amico, e, a non guardarlo in viso, ognuno avrebbe detto che era Fieramosca. Così vestito, se n'andò fra gente e gente, cheto cheto sulla loggia ove non eran lumi, e venivan soltanto dissipate le tenebre dal chiarore di quelli di dentro: molte casse d'agrumi disposte intorno ad una vaschetta, dal mezzo della quale zampillava l'acqua, ingombravano il luogo in modo che era facile celarsi da quelli che vi fosser venuti uscendo dalle sale del ballo. Quando Fanfulla entrò sulla loggia, per sorte non v'era persona; andò avanti cautamente, e vide Donna Elvira seduta presso al parapetto che dava sul mare, con un gomito appoggiato alla ringhiera di ferro; reggendosi ella il capo colla mano stava immobile guardando il cielo.
La luna era oscurata in quel momento da alcune nuvolette che le passavano avanti spinte dal vento. Fanfulla conobbe che se non coglieva quel punto, tornando chiaro, sarebbe stato più probabile che fosse riconosciuto; s'accostò pianamente in punta di piedi a Donna Elvira, che non lo sentì finchè non le fu vicino; e quando ella volse il capo per guardarlo, Fanfulla abbassando il suo con molta grazia e destrezza, in atto di riverenza pose un ginocchio a terra vicino a lei, e, presale la mano, v'impresse su le labbra, e seppe così ben fare che riuscì a celare il viso interamente, e la figlia di Consalvo non ebbe il più leggier dubbio ch'egli non fosse Fieramosca.
Fece per ritrarre a sè la mano, e ciò, secondo l'usanza di tutti i tempi, le fu con perdonata violenza vietato: quantunque l'indole di Donna Elvira fosse capricciosa, leggera e fatta a suo modo, vogliamo però credere che il trovarsi in un colloquio così stretto con un giovane, le facesse provare un certo rimorso, e tremasse anche in parte pel sospetto di non venir ivi trovata dal padre o più ancora dalla sua severa amica.
Un soffio di vento più forte tolse alla luna il velo che la copriva; e questa, essendo piena, rischiarò di un raggio limpidissimo tutto quel luogo, ed il fulgido vestire di Fanfulla e d'Elvira. Forse nessun de' due se n'accorgeva; ma un grido acidissimo di una voce femminile, che veniva dal piè della loggia alta poche braccia sul mare, li fece riscuotere; e conoscendo che altre persone del ballo avendolo udito potevan uscir sulla loggia, sollecitamente tornarono per diverse parti nella sala, ove i pochi che avean posto mente a quel grido, distratti da altre idee, più non se ne curarono. Il primo era però stato seguìto da un secondo più debole, e che morendo fra le fauci di quella che lo gettava, fu seguìto dallo strepito sordo d'un corpo umano che cadde nel fondo d'un battello; ma la loggia era deserta: nell'interno tutti erano intenti alla festa: nessuno s'affacciò per vedere qual fosse la meschina che domandava soccorso.
Mentre queste cose accadevano nella rocca, la barchetta che portava Fieramosca e i suoi compagni, spinta da sette uomini robusti volava ondeggiando sul mare alla volta del monastero, lasciandosi dietro una lunga striscia di spuma. Brancaleone vedendo che Fieramosca non pensava che a buttarsi sul remo con quanto n'avea nelle braccia, disse risolutamente:—Orsù, Ettore, non so dove ci conduca, ma per certo, non par cosa da motteggio, e se s'ha a far davvero, finchè questi giachi sono in fondo alla barca ci vorranno giovar poco.—Persuasi da queste parole, si misero quell'arme attorno, usando cautela che un solo per volta lasciasse il remo per vestirsene. Cintesi le spade ed allacciatisi in capo certi cappelli di ferro leggeri, si diedero a vogare con nuova furia, sempre ficcando gli occhi pel piano del mare se potessero scoprire i loro avversarj. Ettore, strada facendo, raccontò con interrotte parole per qual cagione gli occorresse il loro ajuto: videro in quella una barchetta poco lontana, e si torsero a quella volta; ma nell'avvicinarsele s'accorsero che era condotta da una sola persona che lentamente andava verso Barletta. Per non perder tempo si drizzarono di nuovo al monastero senza aver potuto chiarirsi della figura di quello che remigava. Inigo consigliava che s'andasse accosto se mai avesse saputo o visto nulla; ma Ettore nol permise: l'ora fissata era trascorsa, e appena poteva sperar di giungere in tempo. Eppure se avesse seguìto il consiglio d'Inigo quante sventure avrebbero sfuggite!
Il monastero di Santa Orsola si veniva facendo più grande. Fieramosca vi teneva gli occhi fitti, e vedeva tutte le finestre senza lume: a due tiri d'archibugio, ecco da manca venir un battello basso e lungo che andava come una rondine a fior d'acqua. Ettore, Inigo e Brancaleone dissero sotto voce e tutti insieme:—Eccoli—; e voltata la prora a quella banda, raddoppiaron gli sforzi: l'altra barca, accorgendosi del loro disegno, si mise presto a fuggire: ma ai persecutori parve triplicato il vigore: visibilmente diminuisce lo spazio che separa i due battelli; già si possono udir le parole dall'uno all'altro; già Fieramosca alzandosi quanto può, senza lasciar il remo, scorge una donna stesa a poppa con due uomini che la guardano, e grida:—Traditori!—con un ruggito che rimbomba entro le mura del monastero.
—Andiamo, andiamo, voga, arranca—dicevan tutti insieme affannati, e co' denti stretti; ma già quasi colla prora toccano la poppa nemica. Ettore presto come il baleno lascia il remo, e colla spada in alto si lancia fra i nemici che spingendo l'arme innanzi l'aspettavano bene apparecchiati. L'urto, che dovette dar al suo battello per ispiccare il salto, lo fece rimaner addietro dall'altro, onde si trovò solo, e ricevette nel busto e nel capo parecchi colpi, dai quali lo scamparono il giaco e la cervelliera. Ma già i suoi compagni, vedutolo in tanto pericolo, lo avevan raggiunto. Pietraccio che si trovava più vicino, salta il secondo, ma non fu appena ove credeva trovare il Valentino, che un colpo di remo sul capo lo batte in terra tramortito. Inigo e Brancaleone sono accanto ad Ettore, e combattendo in tanta strettezza spada a spada (e tutti la sapean maneggiare), nè essi potean molto nuocere ai nemici, e nè pure riceverne gran danno, avendoli di fronte ristretti nel fondo della barca; onde a vicenda si davano e si ribattevano colpi e stoccate con grandissima prestezza; ed in questa confusione facendo barcollare il battello andavano ora di qua ora di là a rischio di farlo rivoltare.
I compagni di Pietraccio non avean potuto venir avanti a combattere, chè il luogo non capiva più di tre uomini di fronte; ma non perciò furono inutili. Presero la donna rimasta a poppa, e di peso la portarono nella loro barca. Della qual cosa accortisi i tre combattenti (così consigliando Brancaleone sotto voce) pianamente si venner ritirando, e saltati a un tratto da questa nella loro, permisero agli altri di scostarsi. Ettore non si sarebbe così facilmente levato dal giuoco, se fra' nemici avesse ravvisato il Valentino; ma non vedendolo, conobbe che in questo fatto aveva soltanto posto a rischio i suoi bravi, e gli parve troppo bassa impresa imbrattarsi nel loro sangue. Di più, visto che Ginevra era salva (almeno così stimava) credette miglior partito attendere a riconfortarla. Don Michele dall'altra si rose di vedersi rapire il frutto di tante brighe, e di non aver pensato nella prima confusione a metter la donna in salvo a prora; ma la cosa era fatta, e ben sapeva che voler ora tentare contra questi giovani bravissimi di riaver la sua preda, era un voler fare un buco nell'acqua. Ma lo sgherro del Valentino non avea però lasciata la sua sconfitta interamente senza vendetta. Mentre i tre compagni si ritraevano alla lor barca, gli era venuti stringendo colla spada nella diritta e 'l pugnale nella manca; ed a Fieramosca, che era rimasto l'ultimo, vibrò molti colpi, e nell'atto che scavalcava l'orlo, gli venne fatto di pungerlo colla daga leggermente nel collo, ma nel calore della mischia Ettore non se n'avvide.
Così scostatisi scambievolmente, gli uni seguirono il loro viaggio verso Barletta, e gli altri si drizzarono al monastero.
La donna era avvolta in un lenzuolo. Fieramosca tutto ancora ansante la pose seduta meglio che potè, e liberatala dal panno che la copriva, invece di Ginevra trovò Zoraide svenuta: in tutt'altro momento avrebbe benedetto Iddio d'averla liberata; ma allora si trovava non aver fatto nulla quando credeva tutto finito. Che cos'era stato di Ginevra? Come trovava ora qui costei? Sospirò profondamente, battendosi col pugno la fronte, ed affrettando sè e i compagni (stupiti di non vederlo contento, poichè non conoscevano lo scambio), in pochi momenti si trovò nell'isola, e su per le scale in un lampo fu nella camera di Ginevra: trovò tutto aperto e tutto vuoto, e l'isola e il monastero in profonda quiete. Mentre usciva per cercar altrove qualche contezza, i suoi compagni giungevan nell'andito sorreggendo Zoraide che aveva ripreso gli spiriti, e che alle premurose interrogazioni di Fieramosca non sapeva risponder altro se non che, verso le tre ore era stata svegliata a un tratto da molti uomini, i quali, entrandole in camera, l'avean avvolta nel lenzuolo e portata con loro in una barca, e d'altro non si ricordava; che di Ginevra non sapeva nulla, non avendola veduta dalla metà dello scorso giorno, in cui essendosi accorta che stava sopra di sè malinconica, avea creduto bene di non darle noja, ed all'ora solita era andata a letto senza cercar di lei.