—Oh Lamberto!....—

Ma non potè dir altro, chè questa comparsa così improvvisa le fu come un colpo di fulmine. L’avea pur tanto sospirata, anche dopo il caso della sorella, poichè conoscendo bensì quanto sarebbe stato doloroso il narrarglielo, pur l’idea di Lamberto vicino la rassicurava, le sembrava avrebbe una guida, un appoggio: che egli saprebbe trovar rimedi ove nessun ne trovava; consigli, mentre venivan meno ad ognuno. Figurandosi il suo arrivo, se lo era immaginato in modo che non le mancasse tempo a preparar le parole; colta ora così improvviso, non potè per brev’ora nè parlar nè rispondere.

Ma tornata tosto al pensiero della Lisa che intanto sempre più s’allontanava, e preso risolutamente partito, diceva con parlar celere e pieno d’istanza:

—Lamberto! Iddio, vi ci ha mandato.... La Lisa era qui ora.... sarà poco lontana.... cerchiamola, non vi posso dir altro.... chè se si perde un momento.... oh Lamberto! andiamo.... saprete il motivo.... ma andiam presto.—

Lamberto, lontano mille miglia dal vero, sentì però darsi da queste strane parole una botta al cuore; ben conobbe che qualche gran cosa v’era sotto; ma come forte e discreto, cacciato ogni altro pensiero, senza domandar più oltre seguì la giovine, che fatta sicura per tal compagnia, mise in cuore di cercar tanto finchè trovasse la sorella. Tiravano verso il Duomo, e ad ogni passo la chiamavano a nome.

Ma prima di narrar l’esito di quest’inchiesta, sarà bene dir due parole dei casi di Lamberto dal giorno ch’egli uscì di casa Lapi.

Ardeva in quel tempo la guerra tra Carlo V e Francesco I. Il popolo di Firenze, che per antico uso seguiva la fortuna di Francia, aveva nel campo francese un suo cittadino, il più riputato e valente soldato che fosse allora in Italia, Giovanni de’ Medici, capitano di quelle bande famose, che dopo la sua morte furon dette bande nere. Lamberto propose mettersi nella sua scuola, e da un cittadino amico de’ Lapi, ebbe una lettera che molto lo raccomandava al capitano fiorentino. Saputo ch’egli era in Lombardia, ove già romoreggiavano le genti tedesche, che condotte da Giorgio Fronsperg per la valle dell’Adige calavano in Italia, prese il suo cammino per Bologna, Parma e Piacenza, ed a piacevoli giornate, per non trovarsi, giungendo, troppo male a cavallo, dopo non molti giorni si trovò a Milano.

La terra ed il ducato si tenevan per l’imperatore, ed era tutto pieno d’armi tedesche e spagnuole sino alle rive dell’Adda. Di là dal fiume, l’esercito di Francia, s’alloggiava pei borghi e per le terre della Ghiara d’Adda; e Giovanni colle sue bande era in quel momento a Rivolta con parte delle genti; il resto l’aveva sparso da Vailà sino a Casirate. Siede Rivolta non lungi dalla riva sinistra dell’Adda tre miglia al disotto di Cassano, pel di cui ponte avrebbe dovuto passar Lamberto; ma v’era a guardia un grosso d’imperiali, i quali, vedendo un uomo d’arme avviarsi al campo nemico, l’avrebbero senza dubbio fermato. Bisognava dunque provvedersi d’altro tragitto.

Il più spedito, ed insieme il più pericoloso, era guadar l’Adda rimpetto a Rivolta; a questo s’appigliò Lamberto pensando «Più che la lettera mi gioverebbe appo il sig. Giovanni s’io potessi giungere al campo dando segno alcuno della mia virtù sotto gli occhi suoi proprj.» Così deliberato, partì una mattina nel finir di giugno, allegro e contento da Milano, sul suo buon cavallo che avea ristorato dal viaggio, ed ottimamente in arnese di tutte armi; e passando libero tra molte truppe di soldati, che lo credevan di parte imperiale, poco dopo mezzogiorno si trovò là dove le campagne cessando d’esser coltivate s’imboscano, ed il terreno divenendo ghiajoso mostra non lontana la corrente del fiume.

Seguì la strada che s’avvolgeva entrando fra certi macchioni, ora sassosa ora affondata nella sabbia, e giunto ov’era un poco di rialzo scorse, in mezzo ad un largo letto di ghiaje aride e bianchissime, scender veloce e limpida l’onda dell’Adda. Al di là, sul campanile di Rivolta, vide sventolare la bandiera del sig. Giovanni, le Palle de’ Medici. Quella vista non potea non offendere chi era nato del popolo di Firenze, e Lamberto stringendo i denti, e dando di sprone al cavallo, pensava «Peccato ch’io pur debba combattere sotto quella impresa!» ma gli sovvenne tosto, che il ramo mediceo, dal quale usciva il valoroso capitano, era capital nemico di quello che tanto avea pesato su Firenze, e cacciati que’ molesti pensieri passò innanzi.