Qui però, conoscendo esser per lui il luogo di maggior pericolo (poichè in tempo di guerra, come ognun sa, passar la linea che divide gli amici dai nemici è tenuto per atto sospetto) e dubitando incontrar qualche mano d’imperiali che corresse velettando quella riviera, s’inforcò meglio sulla sella, imbracciò più stretto lo scudo, e colla lancia alla coscia era tutt’occhi, camminando pur tuttavia, per non esser colto improvviso.

S’era provveduto a tempo. Uscito appena dal bosco, non avea fatto dieci passi sulla nuda ghiaja quando si sentì alle spalle uno stormir di frasche e voltosi al rumore, vide sbucar dalle macchie tre balestrieri a cavallo e due barbute, che tutti insieme di mezzo galoppo gli vennero sopra. Egli avea scorto sulla riva opposta buon numero di soldati delle bande che cercava, e tra loro due a cavallo di nobil presenza che pareva l’attendessero ad osservare che cosa dovesse nascere di quest’incontro. Pensò in cuor suo «Oh, fosse costà il sig. Giovanni!» e questa speranza gli raddoppiò l’ardire e perfin la forza, e disse tra denti «Uno contro cinque: è una buona occasione. Ora Iddio m’ajuti.»

Fattosi avanti, una delle barbute gli gridò:

—Chi sei, e con chi stai?—

—Con nessuno: rispose Lamberto senza far atto nè di muoversi, nè d’arretrarsi.—

—Chi viva!—Replicò l’altro arrestando la lancia.

—Viva il sig. Giovanni, viva Firenze, e muojano i marrani! gridò Lamberto in modo che, udito dall’altra riva, cento voci ripeterono il medesimo grido: ma nel mandarlo, il giovane, piantati di forza gli sproni ne’ fianchi al cavallo, s’era lanciato contro l’avversario, e, passatogli colla lancia l’arcione dinanzi, lo ferì nella coscia, e lasciandolo, che tutto rannicchiato accennava di cadere, si volse agli altri.

Fortuna per lui, che su quella ghiaja piena di ciottoli e di pietre grosse i cavalli mal si potevan maneggiare, onde non vennero ad essergli tutti addosso ad un tratto, chè al certo si trovava spacciato: ma pure, per quanto fosse valente della sua persona, per quanto disperatamente menasse le mani, difendersi contro quattro era difficile impresa. Pure, furon poco stante ridotti a tre, chè Lamberto, in mezzo a quel tempestare, n’avea veduto cadere uno senza essersi accorto, in tanti colpì, quale gli fosse toccato.

Così sempre ravvolgendosi tra loro, e combattendo, s’erano accostati alla riva, e Lamberto, che sentiva negli orecchi le grida di dagli, dagli, dalla sponda opposta, voleva esser fatto a pezzetti prima d’arrendersi. Conobbe pure alla fine che dirla solo contro tanti era pretender troppo dalle sue forze e dalla fortuna.

Preso il suo vantaggio, si lanciò nel fiume lasciando sulla sponda due de’ nemici; ma il terzo più pronto, gli tenne dietro quasi nell’istesso tempo, tanto che i cavalli ebber presto l’acqua fino al petto, e quello di Lamberto aveva alla groppa la testa del cavallo nemico.