—Laudomia, io non mi muto: esci, sali in camera; lo voglio, te lo comando.—

Visto che non era prontamente ubbidito, ripetè l’ordine, e questa volta con quella voce alla quale nessuno di casa s’attentava a resistere. La povera Laudomia uscì coprendosi il viso colle mani. Il vecchio, soprastato così un poco origliando, quando udì perdersi lo strepito de’ passi di Laudomia che lentamente saliva, andò prestamente nella camera ove era la dispensa, pose in una tovaglia quanto pane vi potè capire, e venuto al portone l’aperse, lasciò sul limitare la provvisione, e richiuse col chiavistello. La povera Lisa, udendo aprire, s’era alzata tosto dal luogo ove giaceva con tutta la fretta che le concedevano le sue poche forze, tutta l’ansia che si può immaginare, e s’era mossa, sperando venire accolta in casa: ma giunse appunto quando il chiavistello veniva ricacciato negli anelli, e vide a terra la tovaglia col pane. Tante umiliazioni, tanti mali l’avean prostrata; non ebbe più forza nè di piangere nè di dolersi. Sedè sulla soglia, prese un pane e cominciò (chè si sentiva mancar dalla fame) a mangiarlo con avidità. Spento, o sospeso almeno ogni senso de’ suoi mali morali, pensò, sospirando pel desiderio:

—Che ristoro, che bene mi avrebbe fatto un buon fuoco ed un po’ di vino, così intirizzita, così debole come sono!—

Laudomia intanto, salita appena, era di nuovo scesa senza lume, scalza, per non far rumore, sperando ingannar la vigilanza del padre, e poter giungere alla Lisa: facendo capolino dall’alto vide l’atto di Niccolò, lo vide fermarsi dopo chiuso il portone e rimanere colla fronte bassa alcuni minuti, che le parvero mille secoli, poi asciugarsi gli occhi col dosso della mano, ed alla fine rientrare nelle sue camere. Laudomia si lanciò al chiavistello, l’aperse adagio, adagio, uscì in istrada: era scura e deserta; fece alcuni passi chiamando a voce bassa, ma quanto potè distinta, «Lisa mia! Lisa mia! Nessuno rispose: eppure, pensava, non può esser ancora tanto lungi che non m’oda: oh, sapessi per qual parte ha preso! Averla forse qui presso e non poterla trovare! E s’io non uso quest’occasione, forse mai più!.... Griderò più forte; accada che vuole.» E la buona Laudomia con voce acuta chiamò due volte la sorella.

Una voce, non femminile, ma forte, maschia e vicina, le rispose dicendo:

—Chi può chiamar la Lisa per la via a quest’ora?—

E tosto le fu sopra un uomo d’arme a cavallo che rattenne la briglia mentre la giovane sbigottita rifuggiva all’uscio di casa. Entrò, ma non lo chiuse, e si volse incerta, chè passato il primo sgomento le era parso quella voce non le giungesse nuova.

Il cavaliere fattosi avanti, smontò e le disse:

—Laudomia, voi cercate di Lisa in istrada, a quest’ora?—