—Tu stavi con messer Niccolò?—disse alla fine Giovanni alzandogli gli occhi in viso: poscia aggrottate le ciglia, soggiungeva battendo colla destra sulla rotella:

—Col maggior nemico di questo scudo?—

Lamberto era tanto affascinato dalla presenza di Giovanni, che stette per rinnegar la parte dal popolo, e Niccolò con essa. Ma egli era di quelle anime incapaci di cader mai in atto che abbia ombra di viltà, onde rimasto un momento incerto, alla fine, modesto ed ardito insieme, rispose:

—Ecc., Niccolò è popolano, ama la libertà di Firenze, e non è nemico che de’ suoi nemici.—

—E perciò egli non può esser pallesco. Bene, Lamberto, così parla un valentuomo qual tu sei. E poi cacciatosi a ridere soggiungeva: oramai neppur io son più pallesco; papa Clemente l’accoccherebbe a me se potesse, ed io a lui.... Orsù, sta bene.... tu hai fatto tal prova che questa lettera poteva anche andarsene giù per l’Adda. Capitan Puccino, scrivi questo giovin dabbene nella compagnia, e stasera ne verrai con esso a cena in castello.—

Dette queste parole volse il cavallo, e di mezzo galoppo prese la via di Rivolta.


CAPITOLO XIII.