Povero Lamberto! Non sapea che un tal vanto dovea presto cadere per sempre insieme con quell’insegna.

Questo quadro bello, ma inanimato riceveva ad un tratto vita ed affetti dalle immagini della Lisa, di Laudomia, di Niccolò, de’ figli, de’ compagni d’infanzia; dalla memoria delle parole dette od udite, degli sguardi, de’ cenni, di quegli atti cui si finse non porre mente, ma che sempre poi si sono serbati in cuore. Dall’amaro pensiero, e pur caro al tempo stesso, dalla povera vecchia madre, che all’ultima dipartenza aveva saputo spinger l’amor materno sino a velar con un sorriso di speranza la rassegnata persuasione che provava di non rivedere più il figlio che in cielo. Egli avea letto nell’ultimo suo sguardo questo pensiero doloroso, e col cuore trafitto da uguale sospetto, aveva esso pure simulata quella speranza che in effetto poco sentiva. Tali memorie ora l’assalivano come un rimorso, e rimproverando se stesso diceva: «E potesti lasciarla? E se non la rivedessi più?» e colla mano sugli occhi piangeva.

La volta del firmamento si veniva intanto popolando di stelle, l’ultimo crepuscolo mostrandosi appena all’occaso con una striscia di luce rancia sulla quale apparivano le cime de’ pioppi, mosse leggermente dal vento notturno.

In quella sentì una pedata che s’avvicinava cheta cheta sull’arena. Alzò il capo, e vide una figura bruna avvolta in un mantello che si veniva accostando. Importuno! disse in cuore Lamberto, cui doleva venir tolto a’ suoi più cari pensieri, e stava per moversi onde evitarlo, ma quella figura gli si era posta a sedere a due braccia distante, e dopo un momento di silenzio con voce bassa ed umile gli diceva.

—Dimmi, o giovine, non hai tu lasciata nella tua terra una donna che t’ama? che tu ami sopra ogni cosa al mondo? Non pensavi tu ad essa ora? Rispondimi; che Dio ti consoli! Rispondimi schietto.—

La voce era di donna: Lamberto disse fra se stesso: «costei è la Selvaggia!» e l’idea che una cortigiana si venisse a frammettere ne’ pensieri augusti e puri della patria, della madre, della sua Lisa, gli fe’ sentire il ribrezzo che si prova quando in mezzo a fiori odorosi ed intatti si scorge appiattato un insetto brutto e schifoso.

S’aggiungeva poi il sospetto che quella comparsa improvvisa, a quell’ora, in quel luogo solitario, fosse una trappola di costei.

—Oh! che c’entrate voi ne’ fatti miei?—rispose Lamberto con voce tronca ed altera.

—Oh! non c’entro; lo so, non son degna d’entrarvi..... chiedo io tanto? Veggio ch’io t’ho offeso..... e sa Iddio se n’avevo il pensiero..... ma non seppi con quali parole cominciarti a parlare... ed è forza ch’io ti parli.... speravo, nominandoti quella che fai beata dell’amor tuo,.... speravo ti scordassi un momento ch’io son la Selvaggia, e mi dessi ascolto un minuto senza adirarti. Oh giovane! alle biscie che strisciano pei canneti delle paludi, Iddio non nega l’aria nè il sole.... ad una creatura che ti sta dinanzi colla fronte nel fango e ti chiede due parole di conforto, le darai tu col piede nel viso?—