E in così dire la fronte della Selvaggia cadeva in effetto sull’arena già umida per la rugiada.
—Io non vi fo nè mal nè bene, signora (rispose Lamberto sempre più fisso nell’opinione che quelle calde parole, quegli atti, quella voce commossa, fossero pura commedia) e se volete nulla da me, siate contenta dirmelo in due parole, ma dalla bocca vostra non esca verbo su altra donna... m’avete capito.... ch’io non sono per sopportarlo.—
—Lo confesso: non sono degna neppure di nominarla. Sei contento? Ti rimane in mente qualche parola di sprezzo che non m’abbi detta? Su, dimmela. Sfogati.... calpesta chi è venuto ad implorarti umile e tremando, come farebbe il verme più vile, se gli fosse data e voce e mente per volgersi al creatore dell’universo. Oh! godi della tua prodezza, della tua virtù.... e quando parli con Dio, digli: Ti ringrazio ch’io non somiglio a costei!....—
La persuasione intima in cui era Lamberto sul conto della donna non potè impedire però che quell’umili parole, ed il modo, il suono di voce col quale erano espresse non gli giungessero al cuore, e vi destassero un dubbio, un moto quasi di compassione. Fatto perciò meno aspro nel viso e nelle parole diceva:
—In verità di Dio, signora, voi mi fate maravigliare! Sprezzarvi! calpestarvi! che c’entra questo discorso? O voi sapete quale opinione io possa avere di voi, del viver vostro; ed allora, se non vi piace udirle, perchè mi conducete a dovervela palesare? o di quest’opinione voi non n’avete pure il sospetto, nè credete meritarla, perchè allora ve ne curate?—
—Perch’io la conosco, perchè so ben io quali sventure m’abbian condotta a meritarla, per questo la curo, per questo mi son gettata nelle tue.... a tuoi piedi.... Per la prima volta dopo tanti anni ho riveduto un viso d’uomo che non m’è sembrato quello d’un bruto, d’una fiera selvaggia.... Oh, che dich’io, sciagurata! M’è parso il volto, la voce d’un angiolo che si chinasse fino al mio fango e mi porgesse una mano per sollevarmene! Oh, se t’avessi incontralo quando aveva quindici anni! Ma invece!.... uno spirito dell’inferno!.... entrò, credo, in un corpo umano per farmi sua preda! Oh giovine! Iddio solo ha diritto di sprezzare e punire, perchè conosce tutto, e perciò appunto io credo ch’egli abbia finalmente sentita pietà de’ miei mali, ed ha voluto che t’incontrassi! Ma tu non ne conosci la serie tremenda! Se ti fosse nota piangeresti con me. Oh! non negar d’ascoltarla, non sarà lungo il tedio.... poche parole basteranno.... chè dopo tant’anni sei tu il primo uomo al quale m’attenti a parlar di pentimento, senza il dubbio d’incontrar nuovi scherni e nuovi oltraggi.—
Lamberto pensò: «ecco una delle solite novelle di costoro»; non avendo però motivo di rifiutare ciò che con tanta istanza gli veniva domandato, disse:
—Se tutto quanto mi dite è la verità, parlate, o signora, ch’io v’ascolterò.—
—Se è la verità!—E la povera infelice battendosi la fronte colle palme, rimase muta un momento, poi scrollando il capo disse, che appena si potè udire:
—Si presta fede alle cortigiane? Hai ragione, proseguiva poi volta a Lamberto, quest’oltraggio m’è dovuto. Ma vedrai ora s’io ti dica il vero. Se mi pesi il tuo sprezzo, l’hai potuto conoscere, non dubiti di questo? Eppure v’è tal cosa che ignori, che avrei potuto nasconderti, che mi farà, se è possibile, più vile, più abbietta agli occhi tuoi.... Non ostante sappi anche questa..... Io non sono cristiana!—Un ebreo d’Ungheria fu mio padre. Mio padre? E debbo dargli un tal nome? Dovrei dire il mio più atroce nemico! Per lui son dove sono, per lui ho perduto patria, parenti, amici.... Ha parenti, amici, patria, la cortigiana? Qui si fermò un momento a pensare, poi con voce più dolorosa diceva: E non uscii forse pura dal seno di mia madre? forse non ebbi da Dio, come le altre creature, un cuore capace d’amore, capace di virtù? Chi mi rapì questo tesoro, chi bruttò questi doni divini? ch’eran miei, ch’eran la porzione di bene, di felicità assegnata a me dall’Onnipossente? chi?—