E qui tacque un momento, guardando Lamberto con occhi che fulminavano; afferratogli il braccio, proseguiva poi, tremandole la voce e le labbra:

—Prestami fede, o giovane, se ne hai il coraggio. Io ero sola quella notte.... sola nella mia camera.... mia madre non era più al mondo.... oh, se fosse stata viva!.... M’avrebbe difesa!... picchiarono all’uscio.... udii la voce di mio padre, mi chiamava.... aprii. Un uomo era seco, pareva un principe alle vesti, alla fronte superba. Io lo guardavo incerta, spaventata... mio padre scomparve... l’uscio si richiuse....

—Egli aveva fatto mercato del proprio sangue...

—Fa egli mestieri ch’io ti narri il seguito de’ miei casi? Tu virtuoso, tu nobile e generoso, potrai tu comprendere come si faccia a rimanere in vita dopo tali orrori? come a poco a poco si formi il callo al vituperio, alla colpa? come possa alla fine una donna calpestar ogni rossore, non aver più anima che pel piacere, non più cuore che per amarlo, cercarlo ed inebbriarsene? Io ti metto spavento!.... lo vedo.... ma dimmi, sii tu mio giudice.... dove fu la mia difesa... il mio ajuto?... com’era possibile resistere, vincere, salvarmi? Eppure, tradita prima, poi vituperata; cacciata al fine come una vil cosa, posta sotto i piedi di tutti, s’io talvolta alzo la voce per chieder pietà, s’io stendo la mano, sperando che una mano amica si muova ad ajutarmi, non trovo che insulti, non odo che scherni, ognuno mi respinge nel mio fango! La mia miseria, il mio pianto, è trastullo a chi per un momento si degna badarvi... Oh! Dio del Cielo, che avevo io fatto, per venir al mondo a patir tanti strazii?...

—Oh! giovane, tu che non hai delitti che ti pesin sull’anima, che sei bello, prode, virtuoso; che in mezzo ai pericoli, ai travagli, ti riposi nel pensiero de’ tuoi cari, se sapessi che cosa sia esser nata con un cuore ardente, assetato d’amore, e non essere stata amata mai, mai da nessuno! neppure dal padre!... Se conoscessi quest’orribile strazio.... ti maraviglieresti ch’io abbia serbato ancora nell’aspetto, e forse nel cuore, alcun che d’umano!... stupiresti che non mi sia gettata furibonda come una fiera su quanti incontravo di quella razza perversa e crudele che m’ha tradita, che m’ha cacciata in quest’abisso di miserie, e poi mi nega ogni conforto!... Se mi si dicesse, che un’anima c’è ancora al mondo che potrebbe accogliermi, asciugar le mie lagrime.... se mi dicessero: v’è ancora una creatura sulla terra che t’amerà se saprai meritarlo!... Oh! Dio di bontà, sarebbe troppa la mia ventura!... non reggerei a tanta gioja!... correrei tutto il mondo per rintracciarla.... se la vedessi al di là d’un mare di fuoco, mi vi caccerei per raggiungerla!... le abbraccerei le ginocchia... che cosa potrei offrirle per rimunerarla di un tanto bene, che cosa potrei operare per rendermene degna?... Oh! giovane, se sapessi a quanto poco starei contenta!... Il tuo cuore, lo vedo, è posto in luogo qual egli merita, ma tu ami pure il tuo cavallo da battaglia, nè ti credi far torto a... ad... ad alcuno... Tu ami il tuo veltro!... oh! dopo il tuo cavallo, dopo il tuo veltro, non aver a sdegno che io implori da te un tuo pensiero; lascia cader un tuo sguardo sulla povera Selvaggia... che mi dica poveretta, mi fai pietà!...

—Oh Dio! neppur mi risponde!—Gridò la sventurata donna, e proruppe in un pianto dirotto.


CAPITOLO XIV.