Se Lamberto tardava a rispondere era per una cagione ben diversa da quella che supponeva la Selvaggia.
Le sue parole, alle quali gli pareva pure di dover prestar fede, gli avean destata nel cuore una pietà profonda, ma un avanzo di sospetto, che non riusciva a far tacere interamente, lo persuadeva a star sulla sua e non mostrar tutta quella compassione che provava. Onde studiando di aver ferma la voce e tranquillo l’aspetto, le diceva:
—Voi volete compassione, signora? Chi potrebbe negarla a casi dolorosi e tremendi quali furono i vostri? Ma voi v’invilite troppo, chè una creatura formata a somiglianza di Dio non dee porsi a paragone coi bruti.—
—Io m’invilisco troppo? E come puoi dirlo, se neppur così mi vien fatto impetrare quel poco che ti domando. Ti costava tanto dirmi addirittura: povera Selvaggia, io t’accetto per ischiava?.... darmi un momento di bene, un minuto di conforto con una parola che sgorgasse proprio dal cuore? ed invece tu m’esci fuori col Voi v’invilite... La virtù è bella, oh! ma è dura ed orgogliosa.—
—No, Selvaggia, io non ho virtù, e molto meno sono e duro ed orgoglioso con te. Io sento all’anima le tue sventure, e se stesse in me il liberartene poco ti rimarrebbe a soffrire. Ma dove non arrivano le mie forze, giungerà la virtù d’Iddio, se a lui ti rivolgi. Io non t’ho risposto come sarebbe stato il tuo desiderio perchè non è in poter mio d’adempirlo. Non cercar più oltre, Selvaggia. Pensa che un animo forte può sempre farsi maggiore al suo destino.... che la virtù non si parte dai cuore dell’uomo giammai del tutto se non per suo espresso volere, e mediante questo vi può far sempre ritorno. Tu puoi risorgere, puoi sperare ancora in terra stima ed affetto, purchè lo voglia. Io t’ho ascoltata, quel che potevo dirti te l’ho detto.... ora convien dividerci.... Iddio ti conceda quel bene, quella pace ch’io ti prego da lui. Addio.—
Lamberto s’allontanò di buon passo, e n’era tempo; questi ragionamenti l’avean turbato, sconvolto; scorgeva che per lui il più sicuro partito era fuggir questa donna. La sua bellezza, le sue sventure, i delitti, i rimorsi suoi stessi la rendevano interessante, facevan di lei un essere nuovo, singolare.... insomma, era meglio fuggirla, e Lamberto in pochi minuti fu tornato ov’era il suo alloggiamento.
La donna gli tenne dietro coll’occhio finchè il poco chiarore delle stelle le permise di scorgerlo. Quando non lo vide più sentì nel cuore una solitudine desolata.... le parve rimanere unica superstite sulla terra.... «I malvagi, pensava, mi deridono ov’io voglia appena far parola di quest’inferno ch’io sento nel cuore.... Costui virtuoso mi vede spirante di disperazione a’ suoi piedi.... volgiti a Dio!... e m’abbandona! Oh Dio! giacchè tu solo conosci il mio strazio, tu solo odi il mio pianto, perchè dunque m’hai tu dimenticata! Oh povera me! dovrò proprio morire senza aver provato la dolcezza d’esser amata!...» E smaniosa, dovrei dir furibonda per questo pensiero, correva come pazza lungo la riva del fiume.
Un tratto si fermò quasi percossa da una nuova idea.
—E son io sicura ch’egli m’abbia prestato fede?.... E rimasta ancora un momento a riflettere, gridava tutta mutata in viso per l’inaspettata speranza—No! no! non m’ha creduta.... ha pensato ch’io l’ingannassi... Oh! se avesse potuto esser certo ch’io gli dicevo il vero.... non m’avrebbe risposto, nè lasciata così.... Oh! lo conosco, egli è generoso!... e buono!... dunque v’è ancora speranza?... Ti ringrazio Dio di bontà, e cadeva sulle ginocchia cogli occhi e le braccia tese verso il cielo, che hai così tosto accolta la mia preghiera, che m’hai tornato in cuore il tesoro, l’immenso tesoro di poter sperare. Sì, verrà il giorno che mi presterai fede! vedrai allora che non t’avevo ingannato.... verrà il giorno che mi dirai: Selvaggia poveretta, finalmente ti credo.... mi sei cara!..... Non sarà amore.... no.... sognerei io mai d’ottenerlo? Io vile, io misera, io abbietta creatura.... l’amor di quell’angiolo? Qual è la donna in terra che n’è degna?..... Ah sì! ve ne debb’essere una!..... Ebbene, io l’amerò costei, io sarò sua serva poich’essa è cara al mio signore.... forse così potranno patire la mia presenza..... forse potrò ottenere che non mi discaccino.... forse quando sarò alla mia ultim’ora.... quando gli diranno: la povera Selvaggia sta per passare.... chi sa? verrà forse al mio letto, e se mi rimarrà tanta voce da potergli parlare, lo pregherò di dirmi sua prima ch’io spiri!.... sulla mia fronte gelata sentirò allora posarsi la sua mano, mi dirà mia Selvaggia.... poi non sentirò più nulla.... sarò morta!—