—Voglia il cielo, disse il giovane, che la fede di Troilo giammai vi venga meno, ma egli però è in campo, e combatte contro la patria.... Chi vi ha ajutato ora è Lamberto.—

Lisa a queste parole s’attenne all’uscio per non cadere. Quando volle parlare era rimasta sola.

L’indomani a punta di giorno Fanfulla picchiava all’uscio suo.

La trovò piena ancora d’agitazione pel pericolo del suo bambino, e per l’improvviso comparire di Lamberto. Appena vide quello che con tanto affetto l’aveva soccorsa ne’ suoi maggior bisogni, dopo molte grate parole, gli scoperse l’animo suo protestando che in nessun modo si sentiva di sopportar più codesta vita, e voleva ad ogni costo, e comunque potesse, andar in campo, e rimettersi col figlio nelle mani di Troilo. Pregava Fanfulla volesse esser sua guida, senza ch’egli riuscisse a persuaderla de’ pericoli cui s’esponeva, tra’ quali stimava grandissimo (benchè non l’accennasse) quello d’esser ributtata da Troilo, che si sentiva da tutti un ribaldo, e che probabilmente avrebbe usato ogni opera per sottrarsi all’adempimento de’ suoi doveri. Tutta l’eloquenza, tutte le preghiere di Fanfulla furon vane, e quando, per far ogni prova, le volle dire in nessuno modo non l’avrebbe accompagnata (non sapea che cervellino avesse costei) essa, senza turbarsi, e rendendogli quelle grazie che meritavan l’amorevolezza sua e le sue premure, gli disse: «Dunque, addio; Dio vi dia ogni bene. Anderò da me.»

Fanfulla, che avea parlato a quel modo soltanto per rimoverla dal suo proposito, e che piuttosto di abbandonarla nel pericolo ci avrebbe rimessa la vita, sospirò, ripetendo la sua frase prediletta: «Proprio tutte a me m’hanno a toccare» e poi soggiunse «Madonna, valetevi di me come di cosa vostra.»

Allora cominciarono d’accordo a combinare il modo che convenisse tenere per uscir dalla città e condursi al campo. Quanto all’uscire non v’era difficoltà, chè le porte sulla destra d’Arno eran rimaste aperte, ma bisognava trovar modo di passare il fiume, e poi d’introdursi negli alloggiamenti salvando la donna dalla licenza de’ soldati, de’ quali si raccontavano tante gran cose, che tutto il contando all’intorno era rimasto affatto vuoto di abitatori.

—Io, diceva Fanfulla, mi metterei indosso la mia tonaca di frate, e sotto le mie buone armi; e voi, madonna, se si potesse trovare un abito da monaca....[34], ed alle scolte diremmo che andiamo cercando l’elemosina pel convento.... e poi..... ma a proposito!..... e il bambino..... monache co’ bambini in collo e’ non s’usa, e frati molto meno. Si potrebbe dire d’averlo trovato per via... eh! no, no... la cosa va zoppa. Pensiamo dunque. Se voi pure trovaste una tonaca da fraticello.... da novizio.... eh! ma peggio.... v’è sempre questo benedetto fanciullo! Peccato che i frati non abbian moglie!... E tre: vestirci da zingani? allora ci cape quanti bambini vogliamo. Sì, sì, questa è la meglio. Costoro si caccian per tutto, e nessuno dà loro noja. Lasciatemi fare, troverò chi m’impresti un qualche sajo lacero; troverò un liuto, e voi ingegnatevi d’aver qualche cencio da mettervi indosso e in capo un fardelletto legato sulle spalle, e fate di tingervi codesto viso bianco, e coteste manine, che a fargliela ai soldati, ve lo dico io, bisogna saperla lunga. Orsù, madonna, state di buona voglia, ch’io vi ci menerò a ogni modo; verso le ventitrè vengo a levarvi, in un pajo d’ore, se piace a Dio, avrem fatta la bisogna. Ora dunque a rivederci.

Fanfulla toltosi di quivi andò in cerca d’un pescatore e l’indusse a condurre un suo navicello un miglio più su della porta S. Niccolò ove gli avrebbe aspettati per traghettarli all’altra sponda.