—Fate presto, ragazzi, per amor di Dio.... che senz’altro gli arriverete.... quello che ha agguantata la borsa, affinchè lo conosciate, è un ometto mingherlino, ed ha in mano la forcina senza l’archibuso, e in tutto son cinque o sei non più.—

Nell’indicare però la parte ove dicea scorgere questi soldati, aveva avuto riguardo a sceglier quella opposta alla via che si disponeva tenere appena fosse rimasto libero. Conoscendo poi la gelosia e l’inimicizia che bolliva tra le varie nazioni ond’era composto l’esercito imperiale, i cui soldati non poteano accostarsi ai quartieri gli uni degli altri senza che succedessero baruffe, pensò di metter questo assassinamento sulle spalle ai tedeschi.

E ciò si avverte, per mostrare se Fanfulla era poi tanto pazzo come hanno voluto far credere i malevoli e gl’invidiosi.

In conclusione, que’ soldati dettero nella ragna. È vero, che per quanto guardassero in giù tra gli alberi non pareva loro scoprir nulla che si movesse o avesse forma d’uomo, ma pensarono, costui avrà occhi migliori, o sarà come i gatti, che ci vedono allo scuro. Insomma (e tutta questa scena fu quanto il dire un avemaria) si mossero in frotta, a salti, giù per l’uliveto, bravando e giurando con terribili bestemmie, che se potevano metter l’ugne addosso a que’ poltroni tedeschi gli avrebbero tutti tagliati a pezzi. «Oh! vedete, ladroni scomunicati! Insin qui vengono a far bottino!.... fin sotto il nostro capo!» e non restando di correre, s’allontanarono ben presto, tantochè cessò il rumore de’ passi, il suono delle voci, e Fanfulla mise un respiro libero, e disse ridendo:

—Buona caccia, giovanotti! Ora, madonna, leviamci di qui prima che ritornino.—

La povera Lisa, più morta che viva per quello spavento, conosciuta però la necessità di salvarsi mentr’era tempo, uscì di quella siepe, e messasi in piede a stento, prese la via, sorretta da Fanfulla, che coll’altro braccio portava il bambino ormai racchetato. Mutato il primo pensiero, risolsero di venirsi accostando più che potessero al pian de’ Giullari ed alla villa de’ Guicciardini, abitata dal principe, e come a Dio piacque, venne lor fatto di giungere senz’altro accidente a piè del muro di una delle prime case.

Qui non era siepe, ma un monte di saggine secche, ove la donna potè nascondersi, e questa volta ebbe gran cura al fanciullo che non venisse tocco nè offeso.

Fanfulla allora fattole nuovamente animo s’avviò solo per andar in cerca di Troilo, e trovata la strada, si condusse presto sulla piazzetta che è nel centro del casale.

Essa avea la figura d’un triangolo, contornata di casucce di contadini da due lati, il terzo era occupato dalla facciata della chiesuola, la sola che fosse in paese: nel mezzo un pozzo sotto una tettoja, e da un lato eran rizzate una trave con una carrucola per dare i tratti di fune, e le forche, dalle quali era ben raro il giorno che non si vedesse spenzolare qualche disgraziato, qualche contadino colto sul fatto di portar vettovaglie a Firenze, qualche spia, e talvolta soldati rei di lesa disciplina, che a voler reggere un esercito in quel secolo bisognava spesso lavorar di corda, nè l’etichetta militare aveva ancora stabilito che morir appeso offenda l’onore, e morir fucilato lo lasci illeso. Ma bisogna compatire i poveri cinquecentisti, essi avean forse l’idea che la vergogna stia nel delitto e non nella pena.