Quella piazzetta per la quale al dì d’oggi si passeggia ad ogn’ora liberamente, incontrando soltanto o contadini tranquilli, e che vi rispondono cortesemente in quella loro armonica e corretta lingua, o brigate di cittadini villeggianti ne’ contorni; quelle casucce che presentano oggi giorno l’immagine della povertà quieta e contenta; quegli usci ingombri di bambini di tutte le misure, di donne che attendono all’utile e pulito lavorìo dei cappelli di paglia; tutto, al punto che vi giunse Fanfulla, era pieno di genti strane, di disordine, di schiamazzi. Il suolo fangoso, immondo, pesto pel gran passare d’uomini e cavalli: le case piene di soldati, le mura sudice ed affumicate, la chiesuola ridotta una taverna, e la piazza ingombra di frascati sotto i quali eran vivandieri con pane, grasce, barili di vino ec., ed avean rizzata quivi la loro bottega con assai buon giudizio, sapendo che la vista della corda e delle forche, era un ottimo trattato di mnemonica per quegli avventori che potessero scordarsi di pagare.

Mentre Fanfulla s’aggirava considerando a chi gli convenisse dirigersi per domandar di Troilo, udì levarsi un bisbiglio tra la gente, s’accorse d’un agitarsi di persone nel lato ov’eran le forche, e vide poi che appoggiatavi una scala saliva un uomo ad acconciare il laccio, e preparar l’occorrente per far giustizia. Accostatosi per curiosità, vide poco lontano dal patibolo a piè d’un muro la persona che pareva destinata al supplizio. Era una donna, colle mani legate dietro le reni, e, posta ginocchioni a piedi d’un cappuccino, si confessava. Fanfulla si maravigliava che avessero ad impiccare una femmina, ma gli crebbe la maraviglia vedendo che di sotto i panni le spuntava fuori il fodero d’una spada.

Nel momento che stava per domandare qual fosse il delitto di costei, vide venire un caporale, che facendosi far luogo tra gente e gente, s’appressò ad uno de’ soldati che guardavano la paziente, e gli domandò per qual cagione s’impiccasse codesta donna.

—Dite pure codesto giovane, rispose il soldato ridendo. È stato un caso bizzarro.... io non c’ero... ma qui il Fruga ci s’è trovato.... egli, ch’è fiorentino, dice che lo conosce questo garzoncello.... e la casata sua.... egli è figlio d’un piagnone, d’un setajolo...—

—Ma che ha egli fatto insomma....—riprese il caporale con impazienza.

—E’ dicono che ha voluto ammazzare un tal messer.... che so io? Troi.... Trojano.... il nome non importa.... ch’è lancia spezzata qui del signor principe. Questo gentiluomo debbe aver fatto forza ad una sorella del giovine, ed egli per farne vendetta se n’è venuto in campo sull’imbrunire vestito da donna, e appostatosi in un luogo fuor di mano, ha mandato un fanciullo a questo gentiluomo dicendogli, che una giovine voleva dirgli due parole.... capite il mariuolo! perchè non entrasse in sospetto e venisse solo. L’altro è venuto, ma dietro, un po’ lontano, aveva quattro soldati.... appena trovata quella ch’egli credeva donna si sente gridar da essa «difenditi, traditore!» e mette fuori tanto di stocco; il gentiluomo caccia mano alla spada e ribatte appena due o tre colpi, che que’ suoi bravi correndo saltan alle spalle e sulle braccia del giovine! L’hanno legato, e qui or ora mastro impicca gli serrerà il gorgerino.—

Il caporale scuotendo il capo ed alzando le spalle, come volendo dire: «Tutto qui questo gran caso!» se n’andò pe’ fatti suoi.

Fanfulla rimase pensoso, chè gli pareva (quantunque non avesse potuto raccapezzare i nomi) questo negozio avesse che far colla Lisa, ed intanto appiè del patibolo v’era proprio il povero Bindo che si preparava da buon cristiano all’ultimo viaggio.