Il buon Fanfulla a quegli atti strofinandosi le palpebre colla mano ruvida, diceva:
—Sta a vedere che mi metto a piangere.—
Così passato quel primo momento, Troilo si recava in collo il fanciullino facendogli infinite carezze, mentre la Lisa attaccatasi al braccio del giovane e stringendosi a lui, gli diceva:
—Io, che temevo mi sgridassi d’esser venuta così di notte con questo bambino!.... sciagurata, io doveva pur conoscerti, Troilo mio! perdonami, ch’io ti feci questo torto. Oh! ma ora non pensiamo più a nulla. Ci siam trovati! Non ci sono più guai per la povera Lisa tua, tutto è dimenticato.... Era tempo!.... Ho sofferto tanto, sai!... ti racconterò poi!.... Ma ora non ci penso più.—
E in così dire avviatisi tutti e tre per tornare in paese, seguitava la Lisa con voce più bassa:
—No, non ci penso più, che l’animo si muta in un momento.... ma il viso è un’altra cosa... quello della povera Lisa ti piacque un giorno! oh, quanto ti parrà diverso! Non ti sbigottire, Troilo mio.... vedi, ora che ho il cuore tanto contento.... in poco tempo.... tornerò come prima.... abbi pazienza qualche giorno... e quando mi sarò rimessa, se piacerà a Dio che pur mi trovi bella, io ti dirò: «È tutta opera tua, amor mio!» Oh, poveretta me! Pensare che or ora mi vedrai in viso!....—
—Via, pazzerella, che sogni son questi, rispose Troilo sorridendo, tu mi fai torto, e se non cacci codesti pensieri io m’adirerò.—
La povera Lisa paurosa di dir cosa che l’offendesse tacque all’istante, e stringendosi al suo braccio, soggiunse soltanto:
—Oh, amor mio, hai troppo ragione! ed io son pazza a diffidare di te.—
In quella giunsero alla villa.