Troilo ritornato alla Lisa le disse:

—Per cosa che molto importa io non posso venir teco, vanne tu coll’uomo che or ora ti manderò, e non dubitare. Se t’occorre nulla, comandagli, ed egli ti provvederà d’ogni cosa.... Addio Lisa, sta di buona voglia, ch’io penerò poco a raggiungerti.—

Lasciatala in così dire, trovò un suo famiglio per nome Michele, quello stesso che, vestito da prete, l’avea ajutato a fingere il suo matrimonio, e gl’impose conducesse la Lisa alla Torre del Gallo ov’egli alloggiava, e la servisse di quanto le potrebbe bisognare in quel primo momento.

Disse il servo:

—Ponete mente, messere, che costei non mi avesse a riconoscere.—

—Eh! non c’è paura, rispose Troilo, prima ell’era tanto sbigottita questa mattina, che neppur ti vide in viso: poi, è passato tanto tempo, ed ora in abito così diverso e con quella gran barba che ti lasciasti crescere, nemmeno il diavolo ti ravviserebbe. Oh! va, va, e non dubitare.... nel parlarle abbi cura soprattutto di dirle quante pappolate ti verranno in capo, per farla sicura ch’io non penso, non ho pensato, e non penserò che ad essa.—

—Io ho inteso... Insomma, far con questa, come si va facendo con tutte l’altre vostre ganze.—

—Appunto.—

Il servo si mosse ed il ribaldo padrone raggiunse il Valori, e tornati nella sala, sedettero insieme al fuoco. Disse Baccio:

—Ora ascoltami bene, chè ormai se tu saprai fare, la cosa non può fallire: ho riflettuto che se tu vai a Firenze colla Lisa non per questo ti verrà fatto d’entrar in casa di Niccolò. Convien tu abbia un qualche merito con esso lui. A quest’effetto Bindo ci servirà maravigliosamente.—