E qui gli venne spiegando il nuovo inganno che avea immaginato, del quale dovendo il lettore veder tra poco l’esecuzione, sarebbe superfluo il discorrere adesso. Rimasero inoltre d’accordo de’ segni che Troilo avrebbe potuto fare dai tetti della casa di messer Benedetto de’ Nobili, della cifra da usarsi ove accadesse il corrisponder per lettere, fissarono il luogo ove queste sarebber lasciate, e prese da uomini che non doveano così neppur incontrarsi; e questo modo di corrispondere avea il vantaggio grandissimo che, venendo a cader nelle mani de’ nemici uno di tali messi, anche volendo non poteva svelare chi l’avesse mandato. Aggiunse poi Baccio moltissimi consigli, promesse e conforti, e tra i quali l’ammonì a far gran capitale dei Frati di S. Marco, e tenersi con loro più che potesse, stimando, com’era il vero, che avessero autorità grandissima sull’animo di Niccolò.
—Io ti darò una letterina pel Nobili, che potrai cucirti ne’ panni, o nascondere agevolmente altrove. Orsù dunque, Troilo, mostrati valentuomo, va col nome di Dio, che a pensare qual guadagno avrai a fare con così poca fatica, davvero ch’io t’ho invidia. Or ora alla Torre del Gallo ci rivedremo, ti porterò danari che bastino pel tuo trattamento mentre sarai costà: intanto fa buona cera con madonna, e tienla allegra, chè quest’allegria d’ora l’avrà a scontar anche troppo.... ed io non son di que’ tristi che godono di far patire senza utile alcuno.—
Troilo dovette pur dire in cuor suo: «Tu sei il gran ribaldo!» S’alzò, disse addio al Valori, e preso commiato dal principe s’avviava al suo alloggiamento, considerando per via quanto fosse ben pensata la nuova frode che gli avea comunicata il Valori, e sentendo per lui quella riverente ammirazione che provano i birboni per chi è più birbone di loro.
CAPITOLO XVIII.
Le colline che sovrastano a Firenze dalla banda di mezzodì, entrano colle loro falde nella cerchia delle mura, tantochè dalla via de’ Bardi alla porta a S. Giorgio, la città si viene alzando quasi in anfiteatro: fuori della terra sorge gradatamente il poggio ricco d’uliveti, di vigne e di molte case sparse; a mezza costa siede Giramonte; e sulla cresta del giogo d’onde si scende in val d’Ema, sta la Torre del Gallo, ove il conte Piermaria di S. Secondo avea i suoi quartieri, e dove era parimente alloggiato Troilo degli Ardinghelli.
Quell’edilizio non consiste in una sola torre, come parrebbe mostrare il suo nome. Essa s’innalza sull’angolo d’una casa in forma di rettangolo, con un cortile interno circondato da un portico: la torre, alta due volte la rimanente fabbrica, è a molti piani; sulla cima un terrazzo munito di merli, ov’è piantata un’asta colla banderuola di ferro che ha la figura d’un gallo.