—Finalmente eccomi da te! e qui, viva Dio, non avrò più nè commissario, nè principe, nè altro malanno che mi venga ad intorbidare.... ma da quanto vedo (e dava un’occhiata in giro) è facile accorgersi ch’io non son più in balìa di quel disutilaccio di Michele, che mi tiene questa camera com’una stalla. Lisa mia, tu sei sempre a un modo, sempre amorevole, sempre un’angioletta!—

Poi presole le mani, e guardandola fissa nel viso, che per le moltiplici commozioni di quella sera se l’era infocato, e non appariva smunto e sparuto quanto lo era in effetto, le diceva:

—Brava, Lisa mia! Tu m’hai voluto uccellare, è questo quel viso tanto munto, tanto brutto....? un pò dimagrata lo sei, ma ora ti ristorerai d’ogni affanno.—

—Oh! amor mio, dicea la Lisa fuor di se, è proprio vero? Siam proprio riuniti? Mi par un sogno.... mi par d’impazzare certi momenti.... se fosse un sogno, oh, poveretta me quando mi destassi!—

Alzatasi poi, e condotto Troilo vicino al letto, soggiungeva:

—Vedi il povero Arriguccio nostro! Che viso patito, coll’ossicine a fior di pelle! Tu t’aspettavi fosse più grande, più bello eh? Ho fatto assai a tenerlo vivo; non avevo più latte!.... Oh! che giorni, che notti ho passate! ti narrerò tutto, ma ora non voglio pensar che al presente.... il passato è passato, e per sempre!—

Fanfulla, per non turbar quei primi momenti ch’egli stimava egualmente dolci per ambedue, s’era fin qui tenuto in disparte: comparve intanto Michele con un pò di cenetta; sederono tutti e tre, e mangiarono lietamente. Troilo allora volgendosi a chi era stato scorta alla sua donna, e che al viso ardito, al parlare, alle cicatrici ond’era segnato gli pareva uomo diverso da quello che dinotavano i panni ond’era vestito, gli diceva:

—Neppur ho avuto tempo di rendervi quelle grazie che merita la gran cortesia usata da voi alla mia Lisa....—

—Oh! Troilo mio, interruppe essa, egli ha fatto tanto per me, che s’io gli dessi il sangue neppur potrei compensarlo.—