—Sappiate, madonna, rispose Fanfulla, che in tutta la vita mia, vecchio come sono, io non ebbi mai il maggior piacere di questo ch’io provo stasera vedendovi contenta, e ridotta in luogo sicuro con vostro marito. Oh! che diavolo vi vien in mente di parlar di cortesia, di compensi? Con me non ci voglion queste novellate, buone pei cortigiani..... e la prima volta che v’occorra nulla, m’avete a dire «Qua la tua pelle, chè mi bisogna» questo sarà il mio guiderdone.—
A queste parole Troilo stava per rispondere, pensando al tempo stesso venir con bel modo a domandar chi egli fosse, chè pur si sentiva una gran curiosità di saperlo, ma entrò in camera Michele tutto ansante, chè aveva fatto le scale correndo, e disse:
—Messer Troilo! è qui il sig. commissario che vi vuole, e sale da voi.—Il giovane mostrando maraviglia, e contorcendosi sulla sedia con impazienza, diceva:
—È pur una gran cosa ch’io non possa godermi in pace un momento.... questa è pur una gran noja!.... Animo, fagli lume, e fallo entrare. Volto poi a’ suoi commensali, proseguiva: Già sarà per qualche malanno.... non ne mancan mai. Entrate tutt’a due in quella cameruccia e badate a non farvi sentire, che guai se vi vedesse! e’ vorrebbe sapere chi siete.... poi, talvolta da solo a solo potrò sbrigarmene più presto.—
Fanfulla e la Lisa alzatisi in fretta presero un lume e si ritrassero in uno stanzino attiguo.
Poco stante entrò Baccio, e mentre Troilo gli facea riverenza, dicendogli ad alta voce: «Qual buona faccenda vi conduce qui a quest’ora?» con un cenno dell’occhio e della mano gli mostrava che la Lisa era nel camerino.
Baccio rispose con uno sguardo, e, sedutosi, cominciò a parlare, procurando alzar la voce abbastanza da poter essere udito da essa. Affinchè la cosa principale ch’egli voleva fosse ascoltata dalla giovane, paresse venirgli detta a caso, e come si narrerebbe un fatto di poca importanza, disse a Troilo, che il principe l’avea mandato per commettergli un incarico di gran momento, e da tenersi segretissimo, che per allora non voleva dirgli altro, ma si trovasse la mattina appresso armato, a cavallo, sulla piazzetta del Pian de’ Giullari, e sarebbe stato mandato a tal impresa che, riuscendo, buon per lui; moltiplicava poi le carezze e le buone parole con dirgli, ch’egli era molto innanzi nella grazia del principe, e sapendo mantenersela n’avrebbe potuto ricavar onore ed utile grandissimo. Passando poi da questi ad altri ragionamenti, fatti come per ozio, diceva, quasi rammentandosi a un tratto:
—Oh, a proposito, sai! quel giovanotto di stasera.... quello ch’io ho campato dalle forche, ad istanza tua, e’ me ne sa male, ma per lui non c’è rimedio.... quel che non è stato stasera sarà domattina.—
—Oh! come?—disse Troilo.