—L’odio ch’egli avea contro Niccolò era nato molti anni addietro da questa occasione: esercitando, messer Benedetto, non so che magistrato, ebbe voce di non aver serbato le mani nette. Niccolò, al quale era noto non esser quest’accusa senza fondamento, udendolo in una pratica scagliarsi con troppo aspre parole contro un cittadino caduto nel medesimo sospetto, lo riprese dicendogli «che a volersi far tanto sicuramente accusatore altrui conveniva esser puro.» Il Nobili, che sapeva di non esserlo, tacque, ma se la legò al dito: e da quel simulatore grandissimo ch’egli era, seppe far tanto che, rappacificato seco Niccolò, lo persuase a prestargli molte migliaja di scudi, coi quali potè dar sesto alle cose sue, e turar la bocca a chi l’accusava. Per mostrarsi grato, a uso dei ribaldi pari suoi, cercava ora la rovina di Niccolò, non tanto per rubargli quei danari ch’egli aveva di suo, quanto colla speranza d’ottenere, giungendo allo stato i Palleschi, parte delle sue spoglie, e forse tutte: chè finito l’assedio, costoro patteggiarono insieme gli esilii e le morti, ognuno de’ proprj nemici, nel modo istesso che Ottavio, Antonio e Lepido usarono al loro ritrovo nell’isola del Reno.

Troilo intanto se n’era tornato a casa per aspettar l’ora d’andar a S. Marco e levar Fra Benedetto e condursi tutti di compagnia a casa i Lapi, ove anche Fanfulla (ci scordammo di dirlo) dovea venire per volere del suo superiore, affinchè potesse al caso, render testimonianza di tutto il fatto della Torre del Gallo. Quando Lisa lo vide comparire tutto rivestito in un modo che dava buonissima grazia e sveltezza alla persona, ed insieme avea una certa gravità composta, e senza affettazione, disse tosto: «Oh quanto stai bene, Troilo mio!» poi indovinando l’intenzione sua nella scelta de’ colori, aggiungeva:

—Come ti vidi partito mi sovvenne ch’io ti avrei dovuto ammonire a non porti indosso troppe gale come usano questi soldati, chè al babbo poco gli vanno a sangue; non dovevo io sapere, pazzarellina, che il mio Troilo non ha mestieri di queste saccenterie, e sa molto meglio di me quello che si conviene? Oh! lasciamiti guardare!.... volgiti.... ora, così.... Oh, chi è bello come te in Firenze?—

Troilo, che n’era persuaso, quanto essa almeno, depose sulle sue labbra un bacio, nel quale senza la benda ch’ella aveva sugli occhi, avrebbe potuto ravvisare meno tenerezza che degnazione: ma non era ancor venuto il giorno in cui doveva conoscerlo.

—Ora senti, proseguiva la Lisa, sedendogli sulle ginocchia, postogli un braccio al collo, mentre coll’altra mano gli veniva ravviando ora la barba, ora i capelli, ora le pieghe del vestito. Senti amor mio, io vorrei avvisarti.... ecco lei che fa la saccentina, dirai.... lo so, non hai bisogno dei miei avvisi.... ma pure lo sai il proverbio, ne sa più un pazzo di casa sua, che non un savio dell’altrui.... ed io conosco il babbo.... vedi.... così alla prima e’ mette paura.... eh, tu ridi!.... non a te, lo so.... ma pure non vorrei che ti venisse così improvvisa quella sua guardatura... e poi.... lo capisci anche tu, egli ha avuto ragione d’adirarsi con esso noi.... potrebbe dire qualche parola un po’.... un po’.... che so io? Ma tu, non è egli vero? Sarai buono per amore di Lisa tua.... pensa che anch’essa ha tanto sofferto, poverina.... ed ho sofferto volentieri; son contenta ora, tornerei a soffrir il doppio, purchè sia con te, purchè non mi sii tolto..... questo dunque ti volevo dire,..... tu non te l’hai avuto per male, non e vero? e col babbo, qualunque cosa dica, tu saprai comportarla.... e....—

—Io ti taglio la parola in bocca, Lisa mia. Tu mi fai torto. Credi tu ch’io possa trovarmi a questo passo, e non aver preveduto tutto? e non essermi armato a soffrir da Niccolò persino gli oltraggi?—

—Oh, sii tu benedetto! M’hai tolto un gran peso dal cuore.... ed io che non ardivo dirtelo!.... Oh! chi ti vede tanto bello.... non sa quanto sei buono!—

In così dire gli si abbandonò sul collo senza più parlare, e rimase così per alcuni momenti. Alzandosi poi, ed asciugandosi gli occhi, diceva:

—Ora convien pensare al povero Arriguccio... vorrei aver come vestirlo un po’ a modo!... povero innocente, non ha che quella poca vestuccia! Pure m’ingegnerò.—