E, preso il bambino sulle ginocchia, gli veniva ravviando i capelli, acconciando i panni, e mentre attendeva a questa bisogna, sentiva l’oriuolo di Palagio suonar le 22 e mezza. Alle ventitrè dovean muoversi; l’avvicinarsi di quell’ora desiderata prima con tanta smania, ora le metteva in cuore un indefinibile terrore, sentiva farsele più rapido il batter de’ polsi, mille sospetti, mille paure le si affollavano nella fantasia, ora volgeva il cuore a Dio con una breve e fervida preghiera, ora baciava il fanciullo, ora volgeva gli occhi a Troilo, cercando di trovar nella sua vista un po’ di forza, un po’ di coraggio, sperando d’incontrare un suo sguardo che la confortasse: ma egli era seduto col gomito appoggiato sul davanzale d’una finestra, il suo viso era immobile volto verso strada, Dio sa a che cosa aveva il capo a quell’ora. La povera Lisa avrebbe accolta un’occhiata, in quel momento, come un benefizio, ma non l’ebbe, e suonaron le 23.
Sentì un momento quasi mancarsi le ginocchia; ma le scorrea nelle vene il sangue di Niccolò, e perciò questo momento di debolezza passò come un lampo. Recatosi in collo il bambino s’alzò, chiuse gli occhi pregando Dio d’ajutarla, poi si mosse arditamente con Troilo e s’avviarono verso S. Marco senza profferir più una sola parola per tutta la strada: e trovati alla porta del convento Fra Benedetto e Fanfulla che gli aspettavano, tutti di compagnia presero la strada, e dopo non molto picchiarono al portone de’ Lapi.
Niccolò avea frattanto fatti avvisare i suoi figliuoli affinchè si trovassero in casa a quell’ora, e dato a Laudomia il carico di preparare una camera per la sorella e il cognato ove stesser col loro bambino comodamente. Quand’essa ebbe ammannito tutto quanto occorreva, scese e trovò Niccolò seduto sul suo seggiolone, ed i suoi figli Averardo, Vieri e Bindo in piedi all’intorno, tutti armati; v’era anche Lamberto, e Niccolò gli diceva:
—Lo conosco, figliuol mio, quanto t’ha a parer duro veder costui in casa mia. Che poss’io dirti? Egli è marito di Lisa!... egli viene a combatter con noi!..... Egli m’ha pur campato Bindo dalla morte! potevo io negargli il perdono? potresti tu negarglielo? Ti volli ora presente a questo fatto perchè ti conosco saldo d’animo.... e in tutti i modi vi sareste pur dovuti rivedere prima, o poi... e ciò forse ti riuscirà men grave accadendo qui in nostra presenza.—
—Padre mio, rispose Lamberto, di tutto quanto vi verrà bene di risolvere sul fatto mio ora, e per l’avvenire, voi non v’avrete mai a scusar meco. A me basta che mi vogliate tener per figliuolo, e quanto al resto, io farò di mostrarmi sempre maggior d’ogni fortuna.—
—Tu parli da uomo, Lamberto!.... poi scrollando il capo, soggiungeva: Lisa, Lisa, tu fosti pur pazza!—
Averardo allora, uomo ruvido, feroce, di pochissime parole, e che non aveva altro pensiero fuorchè delle cose della guerra, disse con malumore:
—E le pazzie delle donne tocca a noi a scontarle.... perciò non tolsi mai donna.... ora io vo’ sperare che questi sposi non vorranno indugiar troppo.... non gli aspetterò un pezzo, alla croce di Dio. S’è visto oggi in campo un gran rimenarsi... non vorrei s’entrasse in ballo, ed io non esservi!—
Vieri, che all’opposto del fratello era di quegli uomini ch’hanno la felicità d’esser sempre beati, anche fra le malinconie e le sciagure, tanto che neppur pareva nato de’ Lapi, diceva ridendo: