In quella s’udì picchiare, e tutti si scossero. Corse la Fede ad aprire, e dietro di lei si slanciò Laudomia, non tanto per abbracciar più presto la sorella, come per non lasciar ch’entrasse sola dal padre: Bindo anch’esso si fece incontro a Troilo per introdurlo. Aperto appena l’uscio, le due sorelle si trovarono abbracciate stringendosi co’ visi e coi petti, e rimasero così senza profferir parola, quanto il dire un’avemmaria: scioltesi alla fine, Lisa prese in collo il bambino, che era stato fin qui portato dal marito, e si mosse con Laudomia che con una mano la teneva per un braccio, coll’altra le cingeva la vita. Fra Benedetto andava innanzi, dietro Troilo con Bindo, Fanfulla veniva l’ultimo.
Niccolò si preparò per riceverli in piedi accanto al suo seggiolone con una mano su un bracciolo, e l’altra pendente lungo la coscia. Stava col petto aperto, le spalle ritte, avea l’occhio grave, non lieto, ma sereno. Da un lato Averardo, scuro ed austero in viso, colla sinistra sull’elsa, la destra dietro le reni, dall’altro Lamberto, che se dovè mai ringraziar Iddio d’avergli data un’anima forte, fu per certo in quell’ora. Vieri anch’esso, prese un contegno serio e conveniente. Appena Fra Benedetto fu sull’uscio, cominciò a dire, venendo pur avanti seguìto dagli altri:
—Messer Niccolò, ecco qui la vostra figliuola, ecco messer Troilo, che sanno d’aver bisogno del vostro perdono e vengono a domandarvelo,... pronti ora, e sempre, a far tuttociò che voi vorrete.... e sperano che gli vogliate accettare nella grazia vostra, e tenerli in conto di figliuoli amorevoli ed ubbidienti.—
Mentre il frate parlava, la Lisa tutta tremante, retta da Laudomia, s’era venuta accostando, ed alfine cadde ginocchioni a’ piedi del padre, col viso basso, nascosto in parte da quello del suo bambino, che al veder tanta gente nuova si stringeva colle sue manine alla madre. Troilo anch’esso aveva posto a terra un ginocchio, un po’ più addietro. Nel prepararsi col pensiero a questa scena, aveva proposto di non iscender ad atto cotanto umile: inginocchiarsi avanti ad un setajolo! Avrebbe tenuto pazzo, e deriso chi gliel avesse suggerito. Ma all’entrar in quella camera, l’alta e maestosa figura del vecchione popolano, l’autorità veneranda che appariva sulla sua fronte e in tutta la persona; il senno, la fortezza che gli splendeano negli sguardi; tuttociò l’aveva turbato, l’aveva vinto in modo, che cadutagli ad un tratto ogni superbia, e trovatosi tanto piccolo, tanto basso e spregevole a petto a quell’uomo, fu quasi, senza saper come, da una incognita ed invincibil forza prostrato a’ suoi piedi. Sentì in quel momento venirsi meno l’ardire di dar opera al brutto tradimento: gli era sembrato che la prima occhiata del vecchio l’avesse penetrato fino nel profondo del cuore, n’avesse tosto conosciuto lo scellerato mistero, per poco non gli abbracciò le ginocchia, confessando ogni cosa, ed implorando perdono. Ma a condurlo a quest’atto non potea bastare la sola commozione di quella prima vista, senza che vi s’unisse uno di quegl’impeti virtuosi che ferman talvolta anco i ribaldi sull’orlo del precipizio: ma di quest’impeti non era capace l’anima di Troilo.
Anzi gli sovvenne in quel momento di Baccio Valori, de’ suoi amici del campo, gli parve vedersi innanzi i loro visi che ridessero della sua dappocaggine e lo schernissero; si raffermò più che mai ne’ suoi primi pensieri, e conosciuto che dal non recitar perfettamente la sua parte in quell’occasione potean generarsi sospetti sul fatto suo, e seguirne la total rovina della sua impresa, compose il viso e la persona, e s’armò per parlare in modo che la simulazione riuscisse perfetta.
Quanto a Niccolò, aveva alla vista di Troilo, provata inestimabile passione, ma premendola in cuore, gli piantò gli occhi in viso per veder pure che faccia avesse quest’uomo che gli era stato cagione di tante perturbazioni. «È bello, non si può negare!» disse fra se, poi tosto soggiunse: «Come mai potè la Lisa innamorarsi di costui!» Che se era piaciuto agli occhi di Niccolò, era stato ributtato dal suo cuore. Ma non fece caso di questo giudizio, stimandolo effetto dell’odio che gli aveva sin allora portato, e non l’ebbe appena veduto piegare il ginocchio, che gli disse:
—Alzatevi, messer Troilo! Lisa, alzati, ed ascoltatemi.—
Rimessisi in piedi ambedue, Niccolò proseguiva:
—S’io v’apersi là porta di casa mia non fu con animo di dirvi di male parole, o farvi rimproveri sulle cose passate. Per quanto s’attiene a me, ed all’ingiuria che voi m’avete fatta, io son contento perdonarvela liberamente, e vi prometto cancellarla in tutto e per tutto, così Iddio cancelli i miei peccati. Ma voglio che sappiate, messer Troilo.... e ve lo dico ora a viso aperto, per non dover mai più per l’avvenire entrare in questo discorso,.... voglio che sappiate, che se voi non tornavi in Firenze; se invece di venir a difendere la libertà di questo popolo, come, da quanto mi è stato detto, voi avete in animo di fare....—
—E’ v’hanno detto il vero, messer Niccolò, ch’io non ho altro desiderio...—