—E così voglio credere.... Ma lasciatemi dire. Se dunque all’opposto voi fossi rimasto coi nemici della patria nostra, tenete per fermo, messer Troilo, che Niccolò de’ Lapi prima d’accettarvi per genero si sarebbe lasciato tagliar a pezzi. Ma ora, se Firenze ha fatto guadagno d’un buon soldato, d’un difensore di più, non solo v’accetto per genero, ma benedico tutti i miei dispiaceri, che alla fine vengono a riuscire a beneficio della nostra città. Io non farò differenza d’or innanzi tra voi, e gli altri miei figliuoli; ma è dovere che sappiate, ch’io ho giurato ad essi, e così giuro a voi, per quelle ceneri che voi vedete là in quella nicchia (e le indicava col braccio alzato e l’indice teso) e furon raccolte ancor calde dal rogo d’onde l’anima santa di Fra Girolamo volò in paradiso, vi giuro, che se mai per vostra mala fortuna v’accadesse di mancare in qualsisia modo al debito di buon cittadino, vi saprò giungere, o io col ferro, o quell’Iddio che ascolta, e rafferma sempre la maledizione d’un padre, colla sua vendetta.—

Troilo a queste parole si sentì correr un freddo per le vene, ma, a somiglianza del reo, che posto alla colla si sforza di parer franco, e non dir parola che possa tradirlo, rispose arditamente e con quanta veemenza gli fu possibile:

—Ed io, messer Niccolò, a patto d’esser da voi tenuto per figliuolo d’or innanzi, accetto sul mio capo questo sacramento che voi fate; e coll’ajuto di Dio, e del beato Fra Girolamo, ch’io voglio d’or innanzi per solo avvocato e protettore, io mi confido che non sia per avvenirmene male nessuno.—

—E così credo anch’io, rispose Niccolò, poi soggiunse, additando l’un dopo l’altro i suoi figli; questi Averardo, questi e Vieri, Bindo, e questi è Lamberto....—

A questo nome Troilo si scosse, che sapeva tutto quanto era passato fra esso e la Lisa: essa abbassò gli occhi ed impallidì. Niccolò, rimasto un momento come riflettendo, soggiunse, guardando Lamberto, che rimaneva immobile e gli si veniva intorbidando lo sguardo:

—Lamberto! Niccolò ha perdonato!.... Orsù, figliuoli, ascoltatemi!.... son io che parlo! (e nel profferire queste parole la faccia del vecchio divenne accesa, e la voce terribile). Si tratta di Firenze! si tratta della patria e non di noi! Alle sue ingiurie pensiamo e non alle nostre! Ci sta sul capo l’ultima rovina, e potremmo aver altro pensiero che del suo pericolo? Unione! concordia! per Dio! chè le città divise furon sempre preda d’ogni nemico, e lo sa Firenze, lo sa tutta Italia. Contro i nemici della libertà nostra, contro i traditori e i ribelli a questo stato popolare si volgan gli odj, le forze e l’armi di tutti: ma chi si ravvede sia accolto come fratello. Ricordatevi di Lorenzo dei Medici venuto a morte.... il beato Fra Girolamo gli offerse misericordia e perdono al solo patto che restituisse lo Stato che ingiustamente teneva, ed al popolo la sua libertà. Rifiutò il perdono, e morì da quell’empio e ribaldo ch’egli era: ma stava in lui l’ottenerlo, nè il nostro santo maestro glielo avrebbe negato, ove avesse dato segno di penitenza e restituito il mal tolto. Così non si nieghi da noi. Come ci ajuterà Iddio, se ostinati seguitiamo ad offenderlo?—

—Oh! messer Niccolò, disse Fra Benedetto giungendo le mani, sono sante queste parole! Oh, fosse qui presente tutta Firenze ad ascoltarle!—

Il vecchio allora voltasi alla fante le fece un cenno, ed essa, venuta avanti con Maurizio, si fermarono innanzi a Niccolò presentandogli il vassojo col vino ed i bicchieri; ed esso empiutili, fe’ che ciascuno prendesse il suo, e così tutti bevvero. Poi Niccolò pose le mani sulle spalle di Troilo, lo baciò in bocca (com’era costume nelle paci) baciò la figlia ed il bambino, e tutti, gli uni dopo gli altri, fecero scambievolmente lo stesso.

Volle Niccolò che anche madonna Fede ed il famiglio, bevessero. La fante ubbidì tosto, ed accostandosi alla Lisa col bicchiere in mano, le disse: