Quando, cessato il romore e svanito il pericolo, egli fu ritornato in camera colle figliuole, sedutosi al focolare, veniva col pensiero riandando tutto il successo di quella sera, e sospirando diceva: «Modicae fidei! quare dubitasti?» Parole usate spesse volte da Fra Girolamo, e ch’egli ora applicava a sè stesso, dolendosi d’aver potuto vacillare un momento.

Mentr’egli stava in questi pensieri, Lisa e Laudomia, ritte contro le impannate delle finestre, aspettavano con impazienza il ritorno de’ giovani, non senza agitazione e timore, che fosse avvenuta loro qualche disgrazia. Ma svanì presto ogni sospetto; e verso la mezzanotte tornaron tutti, eccetto Averardo, che quasi mai veniva a casa a dormire, e non voleva altra camera che le cannoniere de’ bastioni, nè altro letto che la nuda terra; e quella letizia, quell’ebbrezza che ci siamo ingegnati dipingere accennando il ritorno delle milizie dei quartieri alle case loro, riempie parimenti la casa de’ Lapi quando, Bindo pel primo, e poi gli altri, entrando tutti allegri, e gettando in un angolo con fracasso i loro pesanti archibusi, ancora anneriti dal recente sparare, e con un odore di polvere arsa che empiè tosto la camera, si posero intorno a Niccolò ed alle giovani, raccontando anch’essi a loro modo, con festa grandissima, e con ardite e concitate parole, la gloriosa sconfitta data all’armi imperiali. E narrando a gara le loro prodezze, e quelle degli amici e de’ cittadini più noti, veniva a saper Niccolò che Bindo avea toccata un’archibusata nel lato manco del corsaletto, ed il fanciullo, pur ripetendo che non era nulla, e mostrando non doversene far caso, scintillava d’allegrezza negli occhi, mostrando l’ammaccatura che era rimasta impressa nel ferro, e diceva in cuor suo, «son pur soldato anch’io!» Vieri narrava, come Lamberto avesse fatto cadere un sasso grandissimo con tanto giudizio e fortuna su una scala piena da cima a fondo d’assalitori, che tutta l’avea vuotata, proprio, diceva egli, come a sfrondar un ramo pieno di foglie secche: e presa poi la scala vuota pei due capi che giungevano ai merli l’avea rovesciata nel fosso, ed ucciso e storpiato con essa buon numero di nemici. Tutti poi lodavan Troilo per la sua prodezza, e Bindo più degli altri, chè avea combattuto al suo fianco, e vedutogli menar le mani in modo, che molti imperiali e Palleschi, se avessero saputo da qual mano uscivan i colpi che li ferivano, avrebber potuto dire, che Troilo recitava la parte di Piagnone un po’ troppo al naturale. Egli difatti s’era portato da soldato ardito e valoroso, chè si trovava condotto a tale da non poter fare altrimenti; rodendosi però internamente di dover correre rischio d’uccider alcuno de’ suoi amici o di venirne ucciso, mandava divotamente il canchero a Baccio Valori che l’aveva messo a questo sbaraglio, e se l’avesse scoperto tra nemici, non è certo che si fosse potuto trattenere dal fargli coll’archibuso parer poco felice la sua invenzione di mandarlo in Firenze.

Alle lodi espresse da Bindo, che Niccolò udì con mostra di contento grandissimo, parendogli sempre più confermarsi da’ portamenti di Troilo, l’intera sua mutazione, e l’amore per la parte che voleva la libertà ed il governo popolare, questi rispondeva, simulando modestia e compunzione:

—Messer Niccolò, qual merito si può avere a combatter con qualche ardire quando si fa per una causa cotanto santa, e si conosce per segni manifesti che Iddio sta per noi! E se non, paresse.... se non temessi parer troppo facile a prestar fede a certe cose nelle quali conviene pure andar cauti assai.... ardirei quasi asserire d’aver veduto questa notte gli angioli che dalle mura ributtavano i nemici.—Il mariuolo sapeva ch’era quest’opinione tra Piagnoni, ed aveva fra popoli in quella notte stessa uditone bisbigliare come di cosa veduta da molti nell’assalto:

—Iddio può tutto, rispose Niccolò, e ciò sarà forse vero: ma meritan tanto i nostri peccati? A ogni modo siam certi, che Dio si farà scudo alla debolezza nostra, e dove non giungeranno le forze umane, giungerà col suo braccio Egli. Di tanto si fece mallevadore il B. Fra Girolamo, ed i suoi miracoli ci fanno sicuri ch’egli era inspirato da Dio.... Figliuoli, riprese dopo breve pausa, io vi fui stasera cagione di scandalo, mostrai di dubitare!.... ho fatto errore, e stimo mio debito farvelo conoscere, affinchè non ne prendiate mal esempio, e duriate invece sempre più saldi in quella fede colla quale potremo alla fine ottenere vittoria.—

In un uomo qual era Niccolò, una confessione tanto candida doveva produrre gran senso; ma egli era di que’ tali che son capaci di sacrificar tutto al vero e prima di tutto se stessi.

Senza aspettar risposta alle sue parole, egli diede commiato ad ognuno, accennando all’ora tarda ed al bisogno che doveano aver di riposo, e rimasto solo, aperse il priorista sul quale soleva scrivere le cose notabili che venivano accadendo alla giornata, e dopo avervi descritto l’accidente di quella sera, ed aver poi di nuovo caldamente raccomandato a Dio la città, la famiglia e se stesso, il vecchio entrò nel letto e presto s’addormentò.

Ma sotto quell’istesso tetto, non a tutti riusciva quella notte prender sonno così subito.

Lamberto, salito nella sua cameruccia che aveva abitata sin da fanciullo, ed era per lui piena di tante memorie così dolci un tempo, ed ora così acerbe, chiamò il suo servo che l’ajutasse disarmarsi, e mentre Maurizio gli veniva prestando i suoi servigi, ogni tanto alzava gli occhi in viso al padrone, il quale non poteva a meno di non mandare tratto tratto qualche sospiro. Lo svizzero allora scrollava il capo soffiando; chè, non parendogli bene d’entrar egli pel primo su quelle cose che supponeva agitassero l’animo di Lamberto, sperava con cotali atti di condurlo a cominciar egli in qualche modo; ma quest’arti non gli riuscivano e già gli avea tratto di dosso l’arnese senza che avesse mostrato por mente a que’ suoi atti, nè profferita parola.

Maurizio allora si poneva ad asciugare e forbire con un panno l’armadura, che pezzo per pezzo veniva appiccando a certi chiodi fissi nel muro. Quando fu al pugnale, lo trasse dal fodero per nettar la lama, ed ora guardandola a striscio di luce per veder ove abbisognasse di ripulitura, ora strofinandola, osservava pur sott’occhio che viso facesse Lamberto, il quale si veniva spogliando per entrare in letto, e stava tutto scuro e malinconico. Vistolo a quel modo non si potè più tenere, e diceva, senz’alzar gli occhi dal suo lavorío: