Che non v’è soma da portar più grave
Come aver donna quando a noja s’ave.

Ed io... Dio sa quanto tempo mi toccherà a godermi questo diletto!.... e di giunta, aver sempre sotto i baffi quella sua bella sorellina, che par un giglio appena sbocciato.... non si potrebbe?... trovar modo?.... Eh! giudizio, messer Troilo.... che qui non si scherza! non ci mancherebbe altro, che il vecchio, o que’ grugni di lupi manari de’ fratelli se n’ avvedessero!.... eppure, a non voler morire di seccaggine in questo mortorio, bisognerà ajutarsi in qualche modo, e così, per far ora trovar qualche trastullo.... la cosa è difficile, è vero... ma alle cose facili, in fatto di donne, Troilo non ci s’è messo mai.... e se mi riuscisse, m’avrebbe a far di berretto più d’ uno, là in campo; che le figlie di Niccolò de’ Lapi son altra maggior cosa che non quelle loro sguajate di che si vanno vantando tutto giorno!....Insomma, vedremo! me ne son riuscite dell’altre; fa che nulla nulla quest’assedio s’allunghi, e col tempo e la pazienza.... e se questi arrabbiati seguitano a dir davvero, come nell’assalto di stasera, e’ ci sarà da spingere.... eppoi, io credo che quando i nostri saranno in piazza, e’ converrà loro mettere il campo sotto questa casa, a volerla avere.... hai veduto come lavora qui il nostro messere!.... In un baleno, il serraglio, il ponte, la casa piena di picche, d’archibusi, di balestre, che pareva il mastio di castello al tempo del sacco[45]. E messer Baccio, che lo vuol vivo nelle mani! bisognerà discorrer con Niccolò!»

Verso il fine di queste parole il ribaldo avea cominciato a sbadigliare e stirarsi, chè gli era pur venuto sonno: stette un altro poco pensando, e ruminando più di tutto sul fatto di Laudomia (che davvero ci duole figurarci la sua pura immagine dipinta nella mente di questo sciagurato, ma il raggio del sole si riflette pure nel più sudicio pantano senza macchiarsi), poi s’acconciò sul guanciale e presto rimase addormentato.

Non molto dopo, quando mancava un’ora all’incirca al far del giorno, si destò Niccolò, chè aveva, come accade ai vecchi, il sonno breve, e l’ebbe quella notte più del solito, non potendo esser tanto padrone di se stesso che il pensiero d’aver Troilo in casa non gli riuscisse molesto, e pieno d’indefinibili sospetti: ma quando voleva chiarirne l’origine, non la sapeva trovare, e si perdeva in mille dubbi, ognun de’ quali era lieve per se stesso, ma tutti insieme uniti si facean gravi e lo metteano in pensiero. La sua riunione colla Lisa, il ritorno in Firenze ed alla parte popolare, erano stati coloriti in modo di togliere ogni adito alla diffidenza, ma i ribaldi, per quanto siano sottili ed astuti, hanno però sempre in fronte un marchio indelebile, (Dio ne sia lodato e ringraziato) che in modo più o meno evidente, li tradisce: e la frode, per quanto s’ingegni coprirsi o celarsi colle veste della verità e della schiettezza (ci si perdoni la strana espressione) ha sempre indosso un tanfo che la fa riconoscere: ma poco giova, chè gli uomini dabbene pel timore d’ingannarsi, e di far torto a chi fosse innocente, non consentono a questi indizj, cercan prove; ed il birbone intanto gliela ficca, come pur troppo accadde a Niccolò, il quale pensando e ripensando ai portamenti di Troilo, non pensava dove intaccarlo, e dovea ridursi a dire «sarà immaginazione, o forse per l’odio gli portavo da tanto tempo.... ma non mi finisce di piacere.»

Poi, come animoso, e che non avrebbe temuto di cento uomini, non che d’ uno, soggiungeva: «Alla fine sarà quel che Dio vuole, ed il tempo chiarirà ogni cosa» e per distogliere la mente da queste angosciose idee cominciò a vestirsi, chè già a molte chiese veniva suonando l’ave maria del giorno. Fatta poi la sua preghiera, innanzi alla nicchia ov’ eran le ceneri di Fra Girolamo, accese alla lampada, che v’ ardeva dì e notte, una candela, ravvivo il fuoco del cammino, e sedutosi si diede a pensare come potesse venir presto a capo del suo disegno di maritar Laudomia a Lamberto, parendogli, quando ciò gli avvenisse, aver provveduto, per quanto si poteva in quel tempo, al bene ed alla salvezza della figliuola. Risolse anzi di non metter tempo in mezzo ed aprir al giovine l’animo suo quel giorno istesso: stava però in due, o di parlargli o di scrivergli, prese partilo alla fine di averne seco ragionamento, stimando così più facile lo scoprire l’intimo de’ suoi pensieri, chè non avrebbe voluto facesse forza in nessun modo al proprio cuore, spinto forse dal desiderio di compiacerlo.

Intanto a poco a poco s’era fatto giorno, e Niccolò sentiva su in alto della casa, madonna Fede che andava trafficando per le sue faccende: fattosi dappiede alla scala, la chiamò, e le disse, che le mandasse Lamberto, come fosse desto: egli era già in piedi e vestito, onde scese tosto e si presentò al vecchio, che fattoselo seder vicino, e guardandolo amorevolmente, dopo alcune parole, come per avviare il discorso, gli disse:

—Ora ascoltami, Lamberto: Se questa città non fosse in tanto pericolo, come essa è, o tu non fossi di casa, come tu sei, nè più nè meno ormai degli altri miei figliuoli, io non sarei mai per dirti cotanto apertamente quello che ti dirò or ora. Ma questi rovinosi tempi non comportano indugio, nè con te accade far troppi rigiri di parole, chè assai ci conosciamo l’un l’altro. Tu sai, ed io non lo dimentico, l’obbligo grandissimo ch’io ebbi a Piero tuo padre; e ti devi rammentare, che volendotene dare quella maggior prova ch’io potevo, ed essendomi avveduto del tuo amore per la Lisa, io ti tenni un giorno tal discorso da farti conoscere quanto l’avevo caro.

Iddio poi volle tribolare te e me, e le cose sono andate come tu sai. Ma fatti animo, chè forse è stato pel tuo meglio: che tu meriti altra donna che codesta pazzarella. Io ti tengo di troppo alto pensare; perchè io dubiti ti possa esser rimasta in cuore la menoma favilla di quell’amore che le portasti, dopo i modi ch’ella ha tenuto con te.

Ora dunque, senza allungarla di più, pensa Lamberto, che un’altra figliuola mi rimane, pensaci: ed insieme sappi, che Niccolò chiuderebbe gli occhi in pace, se morendo potesse riposarsi nell’idea che Laudomia non resta sola, e senz’appoggio, in tempi così tristi.... Io sono schietto con te.... più forse che non si converrebbe ne’ casi ordinarj.... Siilo tu con me,.... non parli tu col padre tuo? con quello che non avrà bene nè riposo finchè non ti veda contento?—

La commozione di Lamberto, che era venuta sempre crescendo a mano a mano che Niccolò parlava, non ebbe più misura a queste parole dette in suono così tenero; gli prese una mano, se la strinse alle labbra, e rimasto così un momento rispose: