—Oh! pensate s’io non voglio essere schietto con voi!.... e vi dirò tutto addirittura.... senza neppur ringraziarvi prima come dovrei....—

E qui cominciando da’ quei primi tempi, quando avea, ancor fanciullo, donato a Laudomia l’amor suo, gli facea l’istoria degli affetti, delle impressioni diverse che avea provate sino al momento del suo ritorno: dipingeva il rammarico, la terribile angoscia sofferta, pensando a sua madre; narrava del ragionamento avutone con Fra Zaccaria, della lettera ch’ella gli avea lasciato, ed aggiungeva:

—Oh sì! Il primo, il sommo de’ miei desiderj, la sola speranza ch’io scorgessi nel futuro, fu tosto di poter ottenere quel bene di che voi mi parlate. Ma coll’animo in tanta agitazione, tenevo questa speranza per illusione, ne diffidavo come d’un inganno. Oh! per giungere a tanto,.... perchè venga meno anco il conforto dello sperare bisogna pur esser misero! Vedevo difficoltà, ostacoli in tutto.... tremavo d’aprire di nuovo il cuore a quest’affetto,.... (s’io mi trovassi deluso, pensavo, sarebbe troppo!....) A quest’affetto che, ora lo conosco, è stato il primo, il solo della mia vita che mai potrà cancellarsi.... io credetti averlo volto altrove.... oh, come mi sono ingannato!.... mi pare ora come se mi destassi da un lungo sonno.... Oh! ma chi può dirsi degno di Laudomia...? di quell’angiolo! chi potrebbe tanto presumere di sè da sperarne l’amore!—

Da molto tempo Niccolò non avea provata gioja eguale a quella che sentiva in questo momento. Le calde parole del giovane gli mostravano che l’adempimento del suo desiderio non sarebbe costato nè a Laudomia nè a Lamberto, ed avrebbe anzi stabilita la felicità d’ambedue. Gli venne sulle labbra di dirgli «consolati dunque ch’ella t’ama» si rattenne però, frenato da un cotal senso d’alterezza, da un riguardo per la figlia, che non ardiremo chiamare eccessivo; e pensò: «Ormai la cosa non può fallire: sarà miglior partito lasciar che s’intendano tra loro.» Posta di poi una mano sulla fronte al giovane, gli diceva sorridendo:

—Eh via! ti pare? Un soldato par tuo dubitare tanto di se?... Tutti due alla fine siete miei figliuoli, non è dovere ch’io favorisca più l’uno che l’altro, e perciò ti dico: se merita il tuo amore, tu meriti il suo.—

—Oh, che dite mai! rispose Lamberto scrollando il capo, e rimase pensoso.

Ma s’egli amava Laudomia, come in effetto l’amava più di quel che sel pensasse egli stesso, a che rimaner sospeso e pensoso? Se da quello che ci siamo ingegnati descrivere sin qui sul fatto di Lamberto, ha potuto il lettore comprenderne l’animo e la natura nobile, e dilicata fino allo scrupolo, non troverà strani i pensieri che in quel momento lo combattevano.

Appunto perchè l’amor di Laudomia era il primo ch’egli avesse provato, il solo che meritasse veramente di riempire un cuore qual era il suo, e perchè ora risorgeva più possente dopo le vicende che l’avean bensì represso, ma estinto non mai, stava il valoroso giovane più timoroso di non avere ad offrirle un cuore tanto puro, tanto immemore d’ogni altro affetto, quant’ella gli pareva meritare.