Rammentando Selvaggia ed i suoi pietosi casi, si sentiva ancora commovere sin nel profondo, e questa giusta compassione, degna d’ogni anima gentile, questa premura (come non sentirla!) che provava per una infelice che tanto disperatamente s’era abbandonata all’amor suo, il povero Lamberto le scambiava con affetti d’altro genere, e sospirando pensava: «Sarei io tanto sciagurato d’offrire a Laudomia un cuore ove rimanesse vestigio dell’immagine d’una....» e non poteva sostenerne l’idea nè compiere la frase.

Agitato la sera antecedente da queste angustie non era riuscito a superarle, nè a distinguere il reale dall’immaginario, chè il giudicare è incerto ed offuscato quando le passioni sono in tempesta. A questo punto però la gioja intima ed immensa, provata alle parole di Niccolò, fu come un raggio che gli rischiarò l’animo, e dovette avvedersi quanto profondamente vi fosse radicato l’amor di Laudomia. Così dopo un momento rasserenatosi tutto in viso, si volse a Niccolò che attento lo guardava non senza maraviglia, e gli disse:

—La troppa opinione appunto che avete di me è quella che mi pone in pensiero.... ma qualunque io mi sia, meritevole o no della grazia vostra, voglio che voi mi conosciate meglio.... che sappiate tutto.... mi parrebbe tradirvi se vi tenessi celato un solo pensiero.... voi poi siate mio giudice....—

Lamberto allora narrando sin dal principio tutto quanto si riferiva a Selvaggia, apriva interamente il suo cuore a Niccolò, mostrandogliene con intera schiettezza i dubbj, i timori, gli affetti; ed il vecchio, che dall’esperienza d’una lunga vita trascorsa tra vicende ed uomini d’ogni maniera, aveva conosciuto quanto sian rari quelli che in fatto d’amore e di donne danno retta agli scrupoli, s’avvide quanto gran tesoro verrebbe a posseder Laudomia divenendo donna di chi pareva proprio formato da Dio sul di lei stesso modello. E quando il giovane ebbe posto fine alla sua, si può dir confessione, gli prese il capo tra le mani, e, baciatolo in fronte con effusione di tenerezza, gli disse:

—Va, che s’io avessi dovuto crearti apposta, per farti sposo di Laudomia, io non avrei saputo immaginare la metà di quel che tu vali.... io leggo nel tuo cuore più che non vi leggi tu stesso.... tu ami Laudomia.... e se di quell’altra sventurata non sentissi pietà non saresti quel Lamberto che sei... Orsù, sta di buona voglia, e se saprai (come non ne dubito) rendere a Laudomia accetto il tuo amore, sappi insieme, che prima di morire potrò aver ancora per cagion tua un momento di bene, in mezzo a tanti mali che ci minacciano.... chè io, vedi, non sono ormai per campare un pezzo, ma di ciò non ho un pensiero, quando sia certo che tu rimani a guardia e a consiglio di questa mia casa: chè io mi fido di te, più che d’ogni altro, Lamberto!—


CAPITOLO XXI


Nel dir queste parole Niccolò s’era fatto grave nell’aspetto; rimasto sopra di se un momento, proseguiva: