—Dacchè siam venuti su questo ragionamento, sappi ch’io fo capitale di te pel tempo in cui non sarò più di questo mondo. Averardo è animoso, amante della patria, ma soverchio feroce: ed il furore suole offuscar la prudenza: Vieri, buon cittadino e valente anch’esso, ma leggiero: Bindo è fanciullo. Ed ora questo Troilo ci s’aggiunge.,.. io non diffido di lui.... ma egli era Pallesco; i suoi maggiori ed esso, insino a ieri, furon sempre nemici nostri e di questo stato.... egli è seme di traditori!.... Forse ho io il torto di porre innanzi cotali sospetti.... A ogni modo m’hai a promettere, che pel futuro, tu, Lamberto mio, avrai di questa casa e de’ miei figliuoli quelle cure che io ebbi di te fanciullo, e spenderai a loro benefizio il senno e la prudenza di che per avventura sei fornito meglio di loro. Me lo prometti, Lamberto?—
—Oh, babbo, ma pensate s’egli accade ch’io vi faccia codesta promessa! Quel poco ch’io sono, e tutto il bene ch’io ho, non lo tengo forse da voi e da’ vostri..., e potreste dubitare....—
Gli occhi ed il viso del giovane esprimevano tanta passione nel dir queste parole, che Niccolò riprese tosto:
—Tu dici il vero, non occorron promesse tra noi.... io ti leggo in cuore, ed ove tu legga altrettanto nel mio, vedrai quanta fede io riponga in te... se ti parlai a quel modo fu soltanto affinchè le mie parole ti rimanesser poi sempre più vive e presenti nella memoria. Ora dunque ascoltami: tieni a mente, che questa casa venne in qualche riputazione, e si mantenne onorata e sicura attenendosi alla nostra santa religione ed alla libertà di questo stato popolare; le quali cose non è possibile che stieno l’una senza l’altra. Religione senza libertà, non sarà religione, ma frode ed ipocrisia. Cristo re nostro non morì forse egualmente per tutti? Non volle egli che ci tenessimo in conto di fratelli? non maledisse forse i violenti, i superbi, coloro che s’innalzano sulle rovine dei deboli, che occupano il loro avere, i loro diritti, che li costringono a porre in proprio benefizio le fatiche e la vita? E quelli che operano in codesto modo chi sono eglino, se non i nemici della religione ed al tempo stesso della libertà? Quel che più nuoce poi si è, che queste male operazioni le cuoprono col manto della fede. Quali furono i portamenti dei Medici e di tutti i Palleschi? Quale il loro intendimento nell’edificare conventi, stabilir regole di frati, dotar chiese ed ospedali? Il fatto l’ha dimostrato.
Libertà poi senza religione, se pur fosse possibile stabilirla, non potrebbe durare, e saria spenta da qualunque tra’ cittadini salisse in maggior grado degli altri, o per ricchezze, o per potere, o per ingegno ed astuzia, che non avendo il freno della religione, non sarebbe schivo dal farsi ingiusto e violento, ed occupar lo stato.
Sia dunque sempre vostro primo pensiero mantenerle ambedue, chè ove queste sian salve, sarete salvi ancora voi, e non altrimenti.
Ma non i soli Palleschi sono i nemici da temersi. Io veggo serpeggiare un rumore per la città che mi tiene in sospetto. La setta di Niccolò Capponi, la setta de’ grandi, che vorrebbe ristretto in pochi il reggimento, se venisse a farsi più potente, potrebbe arrecare a questo popolo altrettanto danno di quello che si teme da’ Palleschi e dai nemici di fuori. Per ora costoro mostrano tener pel popolo: ma sarà egli da fidarsi di loro? in ogni tempo, e presso tutti i popoli, i grandi per nobiltà e ricchezza ebber sempre volto l’animo a ristringer lo stato, sperando così accrescer codesti beni, o goderne meglio e più sicuramente; e per questi motivi nelle mutazioni e ne’ contrasti cittadineschi inclinaron sempre piuttosto alla tirannide che alla libertà. E converrà aver loro gli occhi addosso, Lamberto. Io ne tenni già ragionamento con questi nostri uomini di stato, e gli ho trovati nella medesima opinione. Ora ho voluto farne motto anche con te, affinchè un giorno, quando abbi ad esercitare alcun magistrato (allora, la Dio grazia, sarà sciolto quest’assedio, la città viverà libera e felice, ed io non vi sarò più) quando t’avvenisse esser de’ rettori del popolo, ti torni a mente questo ricordo di Niccolò, e lo usi in beneficio della patria. E sappi, Lamberto, che in popolo omai corrotto, quale è il nostro pur troppo, le buone leggi ed i buoni ordini poco giovano, anzi nulla, ove non si vieti ai grandi ed ai ricchi di ristringersi e far setta tra loro. Che vale in fatti, che ad eleggere i magistrati, i rettori, e tutti coloro che debbon fare e mantener le leggi, si richieggano i voti d’uomini liberi, se questi si vendono, e se i petenti li comprano?
Però, te lo ripeto, guardati da costoro, che sono i più pericolosi nemici del viver libero, che da principio non si possono frenare perchè non apertamente colpevoli, ed alla fine perchè troppo potenti.
Nelle parole del vecchio era una tal effusione di confidenza, che Lamberto, parte maravigliato, parte commosso, non batteva palpebra, e tutto riverente lo stava ascoltando:, a questo punto però non potè tenersi di non esclamare: