—Dio mio! se voi foste all’ultim’ora non potreste parlare altrimenti.... oh! perchè tenermi cotali discorsi? Io non son tale d’aver mai in Firenze autorità nessuna, ma ciò dovesse pure avvenire un giorno, avanzerà tempo, la Dio mercè, perchè possiate reggermi ed ammonirmi al ben fare co’ vostri consigli.
—Forse ci avanzerà questo tempo che tu dici: ma ci potrebbe anco venir meno. Ti voglio a buon conto dar questi ricordi oggi, che più che mai mi sembri divenuto mio figlio: mio buon Lamberto, lo veggo, t’attristan le mie parole.... ti fanno il senso d’un’ultima dipartenza, m’è caro il tuo amore, lo sa Iddio, ma questo è tempo di virili pensieri, non di deboli affetti; prima o poi tutti dobbiamo andarcene, ed il quando poco importa: ma assai importa a me che la morte non mi colga tanto improvviso ch’io non abbia disposto tutto quanto è in poter mio a pro della città e di questa mia casa. Or va, che Dio ti benedica mille volte!—
Lamberto uscì dalla camera pieno il cuore di gratitudine, e, se era possibile, di più alta venerazione per Niccolò; pieno del pensiero di Laudomia, e formando mille disegni sul modo d’aprirsele una volta interamente. Non avrebbe tardato un momento a cercar di lei; se non che giunse in quella l’avviso, che dovesse, ognuno per non so che motivo di non grave importanza, raccogliersi in piazza sotto il suo gonfalone, per la qual cosa i giovani di casa i Lapi uscirono, e per tutto quel giorno più non poteron tornare.
Ma prima di sera Laudomia già s’era trovata da sola a solo col padre, il quale non le nascose il ragionamento ch’egli avea tenuto con Lamberto, e, pieno d’allegrezza, la fe’ sicura dell’amor suo. Sul volto di Laudomia apparve una luce di gioja così serena, così pura a quelle parole, che ben mostrava quanto divina cosa sia l’amore quando nessuna colpa lo macchia, nessun timore l’attrista, nessun rimorso lo turba. Essa alzò al cielo gli sguardi umidi, giungendo le mani e stringendosele al seno in atto tenero e riconoscente, e nel suo cuore la gratitudine verso Dio, l’amore per Lamberto si fusero in un solo affetto, ineffabile ed ardente, che per un momento cangiò il di lei pallore in un leggiero incarnato, mentre con voce tremula disse:
—Povero Lamberto! lo sapevo!—
Niccolò se la strinse al cuore e la baciò in fronte, poi soggiunse:
—Io però non volli scoprirgli quel ch’io t’avevo letto nell’animo, nè dirgli che tu l’amassi.—
Laudomia gli alzò in viso gli occhi, e, tutta attonita, disse in modo cotanto ingenuo e candido che mosse il vecchio ad un sorriso:
—Oh, perchè non dirglielo, s’egli è pur così vero? povero Lamberto! egli l’avrebbe avuto caro.—