—Ora ringrazio Dio ch’io vedo ch’egli non s’è buttato al tutto al disperato.... ed anche per te n’ho piacere, Lisa mia. Capisco, col tuo buon cuore doveva esser una spina.... ed ora devi provare un gran sollievo a vederlo contento, e che ha saputo così ben far uso della ragione, e consolarsi....—
—Oh! quanto a me son contentissima—- disse Lisa asciutto asciutto.
Troilo se le piantò davanti e, fissandola, disse:
—Eppure, a veder che viso fai, e’ parrebbe che fossi tutt’altro che contenta. Hai forse qualche altra cosa, qualch’altro dispiacere....—
—Io, non ho nulla.... mi pare d’essere come il solito.—
—Oh! come il solito no, Lisa mia. Perchè non dirmi addirittura: «non te lo voglio dire?» A ogni modo ti si vede in viso il dispetto un miglio lontano.—
—Ma che dispetto vuoi tu che abbia?.... e con chi?—
—Questo appunto è quello che ti domandavo... chè da me non lo so indovinare.... ma qualunque cosa sia, mi piace che in questo momento il veder felice tua sorella, Lamberto consolato e contento, ti dovrebbe rallegrare in modo da farti scordar ogn’altra cosa.—
Lisa a queste parole, delle quali conosceva la profonda ironia, senza che le fosse concesso lo sfogo di potervi risponder direttamente, fu presa da un tal impeto d’impazienza, che battè il piede in terra, s’alzò, e ripetendo due o tre volte: «Ma se dico che non ho niente!» alla fine, come i bambini cattivi, si mise a piangere.
Troilo, godendo intieramente di questa scena, che, come diremo or ora, serviva ai suoi fini, la stava guardando con mostra di grandissima maraviglia, e badava a dire: