—Io non capisco.... ma che cos’hai? Ma che è accaduto?
—Ma non ho nulla, non è accaduto nulla.... anche tu vieni qui con un certo viso, mi guardi a un certo modo.... e poi: che cos’hai.... e di certo hai qualche cosa.... e non me lo vuoi dire.... tu mi faresti uscir de’ termini.... ch’ell’è pure una gran noja....—
—Noja! mi piacque la parola! che è quanto dire: levamiti d’innanzi. Se non vuoi altro, saremo presto d’accordo.—
In così dire volse le spalle alla giovane, che mutata a un tratto, e sbigottita all’idea d’aver isdegnato quello che pur cotanto amava, si mosse frettolosa per rattenerlo; ma fu inutile, e Troilo con una strappata liberò il braccio ch’ella gli avea preso ed in quattro salti si trovò in istrada. Udito appena il matrimonio di Lamberto, era venuto in mente allo sciaurato d’impedirlo a ogni modo, chè ove s’eseguisse andava a monte affatto ogni disegno ch’egli avesse fatto sopra Laudomia: disegno appena abbozzato, che conosceva benissimo d’assai difficile esecuzione, ed al quale avrebbe forse potuto rinunciare: ma vederla ora in mano d’un altro, diede nuova forza al suo malvagio appetito, presa la cosa in gara, e conoscendo che non era da perder tempo, seppe profittar dell’occasione per far nascer la contesa colla moglie, or ora accennata, per la quale l’uscir di casa ed il lasciarla così tosto sola parve cosa naturale.
Mentre camminava, egli, che non era punto in collera, quantunque n’avesse fatto le viste, diceva tra se ridendo:
—Quest’amoroso sdegno non lo darei per un fiorino! alla fediddio, ch’egli non potea venir in miglior punto! Ora, messer Troilo; a noi, a saperlo usare! Prima di tutto, trovar modo di mandar Lamberto a cento mila paja di diavoli.... E come? questo, domando io.—
Gli sovvenne in quel punto del Nobili; di quel che gli avea detto circa la buca di S. Girolamo, del modo di potergli parlar segretamente, e pensò potersi valer di costui. In pochi minuti fu all’ufficio della confraternita suddetta, e, dato notizia di sè ad uno di quegli anziani, che conoscendo Niccolò e la casata sua, avea udito bisbigliare di tutto quanto era accaduto a quei giorni, ottenne facilmente di venire scritto tra’ fratelli. Pagò que’ pochi danari che vi volevano per l’ammissione, diede la ben entrata allo scaccino, e ricevuto l’abito della compagnia ne fece un fardelletto, col quale si mosse tutto allegro per ritornarsene a casa.
In questo frattempo Lamberto cogli altri giovani v’eran già ritornati. Questi salì in camera, si disarmò frettoloso, parendogli mill’anni di trovar Laudomia, alla quale, fatto ora mai sicuro e confidente, ardeva l’aprir una volta il cuore, e rifarsi del lungo silenzio, dell’incertezze, delle pene sofferte, scese al piano di sotto, non senza aver prima posto maggior cura del solito onde il suo vestire, i capelli, la barba, avesser miglior garbo possibile, e persino (già in certi momenti siam tutti a un modo) gettò nell’uscire di camera un occhio così alla sfuggita su una spera che era appiccata alla parete, ma nel punto istesso, fatto accorto di quel suo donnesco pensiero, rise di sè, e tirò innanzi.
Giunto all’uscio di Laudomia lo trovò socchiuso, picchiò piano piano chiamandola a nome, chè pure gli batteva il cuore assai bene; siccome nessuno rispondeva, spinse la porta ed entrò; la camera era vuota. Quantunque vi fosse stato parecchie volte, gli parve questa la prima, si sentì correr per le vene un leggier fremito non mai provato sin allora, e rimase un momento girando intorno lo sguardo sulle pareti, sul mobile tutto nitido, ordinato e ben disposto, che assai mostrava da qual gentilmano ne fosse tenuta cura. L’aria della stanza era profumata d’un certo misto dell’odor de’ fiori che ornavano l’immagine della Vergine, e della fragranza delle biancherie di bucato che coprivano il letto. La luce del giorno ormai presso all’imbrunire, cadeva languida sul pavimento sotto le finestre; e la sua tinta azzurrina si sfumava nel chiarore rossiccio diffuso dalla lampada che ardeva sopra l’inginocchiatojo.
Lamberto fattovisi dappresso fissava gli sguardi su quella Madonna, che non gli era mai sembrata di bellezza cotanto divina; considerava a minuto quel, per dir così, santuario de’ pensieri più ascosi della sua Laudomia, que’ fiori, que’ libri di preghiere, que’ cuscini che mantenevan l’impronta della persona ne’ luoghi ove si soleva appoggiare. Tutte queste cose, che per ogni altro sarebbero state mute e senza vita, per esso in quel punto aveano e senso e voce, che dolce e potente al tempo stesso, gli scendea ne’ segreti del cuore.