Il viso di Laudomia, sul quale dapprima era apparsa una leggiera nube, si rasserenò, mentre con un pò di sospiro (forse pensando che il cuor di Lamberto non sempre era stato di lei sola) rispondeva:

—Dimmi, caro, se codesta donna non fosse stata cotanto vile, se tu potessi amarla senza vergogna, l’avresti cara più di Laudomia tua?—

Lamberto si cacciò le mani a’ capelli non trovando parole per esprimere l’orrore che provava d’un cotal dubbio, ma l’atto ed il volto dissero assai, onde la giovane proseguiva:

—Ora dunque, Iddio accetta pure i cuori che prima non eran suoi! Egli pur si contenta di succedere ad altro amore! Ed io, inferma e debol creatura, non dovrei contentarmene? Dovrei levar più alte le mie pretese? Ah no! Lamberto. L’orgoglio mio non giunge a tanta pazzia.... Non mi dolgo del passato, neppur n’avrei motivo.... ma l’avessi anco, più non vi penso.... Ma l’avvenire! Oh Lamberto! l’avvenire!—

E qui giunse le mani in atto d’umil preghiera, dicendo:

—Vedi, Lamberto, io sono una timida, una debol creatura, che tutta s’affida all’amor tuo; per esso io saprò trovar forza ed ardire in ogni caso della vita travagliosa cui ci facciamo incontro, in questi tempi d’ire e di sangue: nessun pericolo, nessuna sventura potrà mai ridurmi a tale che tu debba arrossir di me.... tanto promisi a Dio, al babbo.... e tanto saprò mantenere.... ch’io mi sento d’esser cristiana, nata d’un popolo libero, e figlia di Niccolò.... Ma, Lamberto, d’una sola cosa ti prego.... non amar mai che me sola!... io, vedi, mi sento di poter esser forte contro ogni sventura, ma contro questa!.... oh, non lo sarei! La vita di noi donne è tutta nel cuore, sai.... Per noi l’amore non è un trastullo.... non un sollievo da cure maggiori! Quel cuore che mi donasti è oramai il mio solo tesoro, l’unico mio pensiero; non rapirmelo, Lamberto, fin che son viva!—

Quel che sentì in cuore il giovane a queste tenerissime parole, non potè esprimerlo fuorchè baciando mille volte quella mano che, abbandonata tra le sue, oramai più non gli fuggiva. Dopo un poco, rialzando a un tratto il capo e cercandosi in seno, ne cavò la lettera della madre, che sempre avea seco, e, fattala leggere a Laudomia, che la bagnò di lagrime di tenerezza, la riprese, e disse:

—Tu vedi qual cuore avesse per te la povera mamma mia; tu vedi com’essa mi benedisse all’ultima ora; ora dunque ascoltami, se mai io potessi esser tanto sciaurato da farti torto sol d’un pensiero, questa benedizione si volga....—

Ma non potè finir la parola, chè la mano di Laudomia gli si posò sulle labbra vietandogli di più parlare.

—Oh! Lamberto, non dir di queste parole, Iddio le riprova.... mi basta leggerti in cuore.... oh! sì, vi leggo che il nostro amore non finirà neppure in cielo, ove ci ameremo pur sempre, immersi nell’amor santo di Lui che ci creò per farci in eterno beati.—