E gli occhi suoi si levarono al cielo con quello sguardo di paradiso, che nacque talvolta sotto il gentil pennello di Guido Reni.
Stati così un momento, risorse nel cuor di Laudomia il pensiero di Selvaggia: i suoi rimorsi, la sua miseria l’avean commossa, volle udirne i casi più a minuto, ed alla fine diceva, quasi sbigottita:
—Oh poveretta!.... oh, che scellerati si trovano!.... che orrende cose succedono a questo mondo!.... che cosa non ha dovuto soffrire, e non dovrà forse soffrire ancora quella poverina! Oh! sì... amarti, caro, e non aver ombra di speranza!.... dev’esser orrendo! Ma almeno si potesse saper dov’è! rintracciarla, recarle qualche conforto.... farle provare una volta la dolcezza d’essere amata, se non d’amore, d’affetto, d’amicizia almeno!—
—Dov’ella sia ora, Dio solo lo sa.... (non lo direi con altri.... ma con te, Laudomia mia, posso dir tutto....) mi sta in mente ch’ella non abbia a perder la mia traccia.... che vuoi? s’io non corrisposi al suo amore, le parlai almeno con riguardo, e mostrandole compassione, avvezza, come era, a trovarsi sempre tra insulti o scherni, le parve d’aver una volta incontrato chi avesse viso e viscere d’uomo.—
—Oh, quanto l’avrei caro se la ritrovassi!.... io, vedi, son fatta così.... saper che la mia felicità rende cotanto infelice una povera creatura.... mi stringe il cuore... avrei bisogno, in certo modo, di farmelo perdonare.... di risarcirla in qualche maniera. Oh Lamberto!.... troviamola! Io le sarò amica! non avrà più a dire che nessuno al mondo non le ha voluto mai bene!—
—Un angelo come te non c’è neppure in paradiso!—disse Lamberto fuor di sè, e sulla fronte di Laudomia, soave e puro come il petto d’una colomba, fu colto dal giovane il primo bacio dell’amore.
Niccolò in quella, vedendo che Lamberto e Laudomia non comparivano, mezzo s’addette di ciò ch’era dovuto accadere. E per chiarirsi, rattenne Vieri, che s’era mosso per chiamarli di nuovo, e volle andar per essi egli stesso. Salì, ed al primo venne all’uscio di Laudomia, che era socchiuso, tantochè potè entrare senz’esser sentito, udir l’ultime parole, e veder l’atto di Lamberto.
Fu così contento il buon vecchio vedendo adempirsi il suo maggior desiderio che, contro la natura sua, posto per un momento sullo scherzare, fe’ risentire i due giovani, ripetendo le parole che nell’ultimo colloquio gli avea detto Lamberto.
—Oh, io non merito l’amor di costei! Io non son degno dell’amore di quell’angelo!.... Povero Lamberto! anch’io principio a dubitare non abbi ragione!—
Poscia, ripreso il suo solito viso, pieno però di dolcissimo affetto, strinse in un solo abbraccio i due giovani che, sorridenti e parte arrossiti, si eran levati in piedi, e tenutili così un poco, li trasse presso l’Immagine, e fattili inginocchiare, pose ad entrambi le mani sul capo, dicendo: