A Troilo, avvezzo ai balli, alle cene, ai sollazzi d’ogni maniera, e che ai suoi giorni non era stato forse dieci volte in chiesa, parve proprio, scendendo quivi, d’essersi calato in sepoltura. Venne avanti con riguardo di non sdrucciolare, chè il pavimento era grommato d’una muffa umidiccia, a modo delle cantine, e, fermatosi, diceva guardandosi intorno:
—A pensar che per andar in paradiso e’ convien pigliare questa razza di scorciatoje!... Pazienza!.... anche questa tocca a te, messer Troilo!.... Ah, Baccio cane!... ci rivedremo, se piace a Dio!... E ora, come si fa a riconoscere quel poltrone di messer Benedetto in mezzo a que’ sacchi di carbone tutti compagni?.... Lasciami un pò guardare.... Quello costà tutto rannicchiato che par che covi?... Sì.... le zucche marine!.... è più alto un braccio... Oh! quell’altro là con quel groppone trionfale, come un cavallo da giostra?.... È lui senz’altro.—
Fattosegli dappresso s’inginocchiò al suo fianco, e, dato e ricevuto il segno combinato fra loro, trovò ch’egli s’era apposto, e cominciarono a voce bassa a bisbigliare insieme. Troilo, per ottenere più sicuramente e più presto il suo intento, venne al primo a mezza spada, e, senza preamboli, disse a messer Benedetto, che in nessun modo egli non si sentiva più di rimanere in Firenze a far quella vita di frate, ch’era una seccaggine, che non sarebbe stato vivo dopo una settimana, e però ne facesse avvertito messer Baccio, ch’egli si voleva partire a ogni modo.
E messer Benedetto, a dirgliene quante sapeva per persuaderlo, e fargli mutar proposito, e l’altro sempre più duro: pure, alla fine, dopo molto disputare, si lasciò fuggir di bocca, ch’egli si sarebbe contentato di rimanere, ma ad un patto «Qualunque sia, purchè cosa fattibile, vi sarà accordato» rispose tosto il Nobili.
—Ora dunque ascoltatemi, disse Troilo. Voi vi avete ad adoperare in modo col sig. Malatesta che dentro domani Lamberto, quell’uomo d’arme della compagnia del signor Amico d’Arsoli, che è alloggiato in casa di Niccolò, sia mandato fuor di Firenze colle bande di contado, o dove vogliono, chè poco m’importa, purchè mi si levi d’innanzi.—
—Se non vuoi altro, figliuolo, e’ sarà subito fatto,—rispose il Nobili cui parve averne bonissimo mercato.
—Anzi, proseguiva, mi vien in mente, dacchè siamo mascherati a questo modo, la meglio sarà che andiamo insieme da Malatesta, come sia finito l’uffizio. Ora taci, e fatti in costà per non dar sospetto.—
Troilo, tutto contento, si rise in cuore della costui sciocchezza, nel credere avesse intenzione daddovero di torsi da un’impresa alla quale cominciava invece a prender gusto: e tiratosi un po’ lontano si pose il capo fra le mani, fingendo di pregare, e ruminando invece le sue ribalderie.
Passò così un pajo d’ore, che per la posizione incomoda, e pel dolor delle rotelle, cui toccava per la prima volta di portar tutto il peso del corpo, gli parvero quattr’ore almeno. Alla fine s’accorse che le candele dell’altare si spegneano una ad una. Alzò il capo, e vista scomparir l’ultima fiamma sotto lo spegnitojo, rimase nelle tenebre, se non che, dietro l’altare, un lumicino mandava appena un debole albore.
S’accorse allora come d’un’ombra, che andando in volta lungo il muro si fermava, ed ogni fratello facendo l’atto di porgerli non so che, si fece più presso a messer Benedetto per domandargli che volesse dire codesto, quando, giunto a lui l’uomo che andava in giro, gli pose in mano un certo negozio di legno lungo due palmi, che allo scuro non potè conoscer che cosa fosse: ma al tatto, sentendo certe funicelle a nodi che pendevano dall’un dei capi, scoprì d’aver fra le mani una disciplina.