—Sulla santa Marta, figliuolo, rispose il buon frate, nell’acque di M. Cristo, e diretti a Gaeta.—

—Oh! ditemi, soggiungeva ansiosa facendo forza di sollevar il capo: la capitana spagnuola?.... sulla quale si combatteva quando fui rovesciato in mare?—

—A picco, figliuolo; che Dio abbia in pace tante povere anime.—

—Ed anche lui?... anche Lamberto?.... anche quel bravo giovane?.... quello che tutti gli uccideva lui solo.... Oh! ditemelo? anch’esso?—

—Che volete ch’io sappia? non so di chi mi vogliate parlare, ne son morti tanti! che a saper il nome di tutti ci vuol altro! Quel che posso dirvi è, che la galera cadde sul fianco, chè una cannonata l’avea sfondata sott’acqua.... e quanto dir un’avemmaria, la bandiera di Spagna, che stava in cima all’albero maestro, scomparve nel mare.—

—Oh! me l’hanno ammazzato!—ripetè due volte l’infelice con voce debole e profonda, e rimase muta, immobile, senza mostrar di udire o di curare nè i conforti, nè gli ajuti del frate.

Giunta la galera a Gaeta, tenuta allora pei Francesi, vennero sbarcati i feriti, e Selvaggia cogli altri, ed ammucchiati in certi magazzini, sudici, malsani, del porto. Se il lettore ha veduto (e se non l’ha veduto, meglio per lui!) un ospedal militare in tempo di guerra, se il suo piede ha calcato la paglia trita e fetida che serve di letto a centinaja di feriti, ravvolti in tutte le sozzure della miseria, egli può farsi un’idea dell’orribil luogo nel quale fu ridotta la poveretta, e tenga a calcolo che, trecento anni sono, cotali ospedali eran di molto peggiori de’ nostri.

Parrebbe che la natura, formando certe esistenze d’uomini predestinate al patire, avesse cura (più crudele forse che provida) di rafforzarle con una complessione ad ogni prova: al modo istesso che, il costruttor di navi, ricuopre di rame, e rende più validi i fianchi di quelle destinate ad affrontar le tempeste ed i ghiacci del polo.

Una tal complessione avea sortito Selvaggia, ed i dolori, le malattie, gli stenti ne’ quali venne languendo per più d’un anno, non valsero a torla di vita. Non del tutto chiuse, dopo alcuni mesi, le sue ferite, fu levata a braccia (chè in piedi non potea stare) dalla paglia dell’ospedale per dar luogo ad altri feriti, e lasciata sul lastrico d’una strada, ove sarebbe morta di fame, se da caritatevoli persone non fosse stata raccolta, e soccorsa, finchè a gran pena, e dopo molto tempo, non potè riacquistar forza e salute.

Finchè avea tenuto per certo di dover morire, l’idea di lasciar la vita senza riveder Lamberto, senza saper più nulla di lui, avea reso più grave e disperato il suo male: ma appena sentì rinascersi le forze, appena le tornò in cuore un pò di vita, riprese la speranza ch’egli non fosse morto nella battaglia, che le potesse riuscire ancora di ritrovarlo, e questa speranza fu per essa la miglior medicina.