Conosceva Malatesta inclinato al sospetto, terribile nell’ira, implacabile soprattutto nella vendetta; e, continuo studio della sua vita era il mantener saldi ed interi i fili della rete in cui lo tenea avviluppato, far che non se n’avvedesse, e lo tenesse invece per servitore leale, affezionato, ed incapace mai di usar seco simulazione o tradimento.

Mentr’egli seduto ad una tavola leggeva un Averoe manoscritto in carta pecora, al lume d’una piccola lucerna, s’alzò la portiera dell’uscio che metteva in cortile, ed un soldato entrando, disse:

—Maestro, v’è fuori un giovane che cerca di voi.—

E prima che il vecchio avesse tempo a rispondere, entrò Selvaggia, si fermò sull’uscio, ed il soldato se n’andò pe’ fatti suoi.

—Chi siete voi?—disse Barlaam stringendo le ciglia, e mettendo la mano scarna tra i suoi occhi e la fiammella della lucerna per veder meglio chi tanto sicuramente entrava senz’ambasciata.

Selvaggia soprastette un momento a rispondere. Provava un’ indicibile passione alla vista di chi era prima e scellerata origine di tutte le sue sventure. Pure, venuta avanti lenta lenta, ed appoggiate le mani alla tavola si lasciò guardare un momento, poi con sorriso amaro diceva:

—Ho mutato viso eh? dacchè m’avete venduta.... e con quello che ho al presente sarei cattiva merce....—

Il vecchio allora la raffigurò, e senza che si potesse, dalla sua voce, dal volto, da gesto nessuno trarre il menomo indizio dell’impressione prodotta in lui da questa comparsa improvvisa, disse con impassibile tranquillità:

—Ah!.... sei tu Selvaggia?