La giovane allora punta dalla freddezza di questo sciagurato, alzò la fronte, intrecciò le braccia sul petto, e riprese con voce e modo risoluto:
—Sì, son io. Ora ascoltatemi, maestro Barlaam: in tutti i giorni, in tutte le ore trascorse in questi anni passati dal momento che mi lasciaste sola quella notte.... in quella stanza con colui.... non v’è mai nato in mente il pensiero «Dio m’avea data una figlia! Che n’ho io fatto?» Non v’è mai accaduto essere destato nel sonno dalla sua immagine? Non l’avete veduta vituperata, schernita, coperta d’oltraggi, raminga di terra in terra? Non v’è mai venuto in mente il dubbio.... essa forse è nuda, forse ha fame, forse giace inferma, e non ha chi le porga un sorso d’acqua? chi l’ajuti? ditemi, non l’avete provato mai un momento di rimorso pensando agli immeritati dolori ch’essa soffriva per cagion vostra?—
Selvaggia tacque un momento aspettando risposta, ma visto che il padre, immobile ed impassibile, cogli occhi sul suo manoscritto, non dava segno nessuno di voler parlare, proseguiva con passione sempre crescente:
—E questa miseria, questi mali ch’io v’ho enumerati, credete voi che siano stati i soli o i peggiori? Non vi nacque mai il sospetto, che quest’infelice che voi condannavi al delitto, alla vergogna, avesse forse invece sortito dalla natura un anima sdegnosa d’ogni viltà, un cuore capace di virtù e d’amore? Che quest’amore potesse divenire un giorno un bisogno per essa come l’aria che si respira? Che diventasse il suo pensiero incessante, la sua vita, l’unico ed ardentissimo suo desiderio? Che si trovasse per cagion vostra, incapace, indegna d’ottenerlo, e morisse disperata maledicendovi? Ditemi.... non vi venne mai questo pensiero?.... movetevi.... rispondetemi, per Dio!....—gridò forsennata percuotendo sulla tavola co’ pugni serrati.
—Io credo che tu abbi il diavolo addosso! disse il maestro arretrando un poco il suo seggiolone, e mezzo insospettito non volesse costei manometterlo. Simulando tuttavia sicurezza, proseguiva:
—Dimmi un poco, Selvaggia, chi credevi tu d’essere? la figlia di qualche principe? Non lo sai che sei nata in terra di cristiani da un ebreo mendico? che i ricchi, i signori hanno più stima de’ loro bracchi che de’ figli della nostra razza? che questa vergogna che tu vai dicendo non la potevi fuggire e v’eri destinata dall’utero di tua madre? E perchè vivessi almeno negli agi io t’avevo data a chi ti poteva far ricca e felice? E se tu non hai saputo governarti, se ti sei fatta cacciar via, che colpa n’ho io? e che cosa vieni a rompermi il capo con queste tue novellate e questi tuoi furori?—
—E chi v’avea detto ch’io avessi bisogno di viver negli agi? Chi v’aveva domandato tesori? Non v’è altro bene che l’oro a questo mondo?—
—Orsù, Selvaggia, se tu seguiti a far la pazza a questo modo, con un fischio fo venir qui quattro soldati che ti mettano in istrada, e quando avrò detto ch’io non so chi tu sia, avrò detto tutto. Se invece vorrai prender la buona via.... Se t’occorron danari....—
Ed un pronunziar più lento di quest’ultima frase lasciò conoscere quanto costasse al vecchio avaro.