Quando si trovò scoperto, abbandonò ai soldati quel poco che avea potuto salvare, riponendolo in un nascondiglio in fretta in fretta, mentre già correva la voce per Roma che le mura eran vinte. Il tesoro era piccolo, poichè dava tutto per elemosina: onde i soldati non potendo credere vi potesse essere un cardinale povero, tennero per fermo ch’egli non volesse palesare il tesoro maggiore, e che l’avarizia fosse in lui più potente dell’amor della vita. Provarono dapprima a spaventarlo, poi dalle parole presto passarono alle percosse, gli strapparono di dosso i panni, lo pestarono coi pomi delle spade e de’ pugnali: visto che tutto era inutile lo spinsero in S. Giovanni de’ Fiorentini per vedere quale strazio fosse da farne.

Gli urli e il fracasso crebbero, se era possibile, all’apparire di questa nuova masnada, che si fermò avanti alla botte sulla quale era l’uomo dal piffero. Questi cominciò a farla da giudice, e ad interrogare il povero vecchio, il quale viste le tante e così abbominevoli profanazioni, scordava il proprio pericolo, e coprendosi gli occhi colle mani dava in un pianto dirotto.

Ma le parole duraron poco, e si stava per venire ai fatti. Già un soldato luterano, di quelli calati in Italia con Giorgio di Fransperg, recava un ferro rovente per incominciare il tormento, quando afferrato al polso del braccio destro, da una mano che parve una tanaglia, si dovette fermare, ed il ferro gli cadde a piedi.

Era la mano di Fanfulla. L’ubriachezza avea per costui due periodi: il primo gaio, vispo, manesco, pieno di risa e di pazzie fin che il vino non era in troppa abbondanza; se poi seguitava a bere cadeva nel secondo, ed allora diventava malinconico, tutto tenero, tutto svenevole, abbracciava, baciava chi gli capitava innanzi, che pareva proprio se ne struggesse.

In quel critico momento egli si trovava appunto in questo stato per fortuna del vecchio prigione.

Respinse il soldato con tanta forza che quasi lo mandò a gambe all’aria, e poi cominciò a gridare:

—E’ non si la così co’ galantuomini.... e’ non si strapazza a quel modo la carne de’ cristiani!.... razzaccia di can rinnegati!... sì... cani... cani... mille volte cani!.... Credete voi che abbia paura perchè siete in tanti?.... Vi avevo in.... dieci anni prima che foste nati! (avverta il lettore che ci manca l’ortografia per esprimere le strane trasformazioni che subivano le parole pronunciate dalla lingua annodata di Fanfulla, perciò la sua fantasia supplisca a questo difetto). Guarda come me l’hanno conciato!.... E non si vergognano mica i ladroni!.... Povero vecchio.... Ma non aver paura..... (ed intanto gli si abbandonava addosso con tutta la persona baciandolo ed abbracciandolo) Non aver paura.... C’è qui Fanfulletta tuo!.... vedrai come te li suona.... son gentaccia senza fede.... luterani.... scomunicati, fanno il peggio che sanno..... che vuoi sperare?....—

—E tu che speri, pezzo d’asino, gridò uno di que’ forsennati, cavar danari da un cardinale senza la corda e ’l fuoco?—

—Pel carattere di vescovo che ho in dosso, disse il vecchio cardinale stendendo le mani scarne e tremanti verso i suoi persecutori, vi giuro che non ho altro:....nè oro: nè argento—nulla, nulla... avete preso tutto.—

—Dallo ad intendere a ’sto par di stivali, disse uno di quelli che l’avean condotto: e buttando in mezzo un fardello che si sciolse n’uscirono alcuni arredi sacri, un boccale col suo bacino d’argento, due breviarj ed altre cosarelle di poco valore.