—È quello che si tiene in casa Niccolò fin da fanciullo... che stette un tempo nelle Bande Nere, col signor Giovanni, ed ora dovrà maritarsi colla Laudomia.... se troverà il momento, ben inteso (e girò un’occhiata a Troilo sorridendo); egli è quel Lamberto..... ben sapete.—

—Ah! disse il maestro, ho capito—ed uscì.

Troilo ed il Nobili, che a lui solo ponean mente, non s’avvidero dell’atto di sorpresa ed allegrezza che fece Selvaggia udendo pronunziare il nome di quello che da tanto tempo cercava. Ma represso quel primo moto, di tutto quanto aveva udito non le rimase presente all’intelletto altra frase fuor di questa «ora dovrà maritarsi colla Laudomia.» Le pareva che queste parole le si fossero infisse nel cuore come altrettante saette, e le passò innanzi gli occhi rapida qual baleno, come una visione di nuove e più spaventevoli angosce che le si preparassero. Rimasta sola coi due venuti, smaniosa di parlar pure una volta ed udir di Lamberto, benchè conoscesse ormai che ogni parola sarebbe stata una nuova fitta, cominciò a dire, frenandosi, e mostrando indifferenza più che poteva:

—Anch’io un tempo fui delle bande del signor Giovanni.... oh! lo conosco bene quel bravo giovane.... ed ho caro che sia ora in Firenze.... ma ditemi?.... com’è? come avete detto? egli prende moglie?....—

—Sì, prende moglie.... cioè.... non così tosto credo io—rispose Troilo con un certo sorriso malizioso.

Selvaggia s’accorse che v’era sotto qualche cosa, e le crebbe la smania di chiarirsene pienamente. Ma come riuscirvi? Potea sperare che costoro volessero tanto fidarsi d’uno sconosciuto da palesargli così al primo i loro segreti?

Pure seguì a maneggiarsi con molta destrezza, ed ottenne gli venisser narrati tutti i casi di Lamberto colla Lisa, e poi colla sorella, ed in fine il matrimonio imminente: ma d’onde quel dubbio che s’avesse ad eseguire? Chi voleva impedirlo? perchè?

Tuttociò le si nascondeva, e non trovava modo a scoprirlo; tornò intanto il maestro con viso allegro, e disse: