—Senti: s’io aspetto che costoro tornino.... prima potrebbero andarsene per altra parte.... poi, se anco scendessero di qua, non è credibile volessero tanto a minuto dirmi i fatti loro.... io ho pur voglia di contentarti, figliuola, chè non son quello che tu mi credi: ora dunque salirò sin all’uscio di Malatesta, e vedrò d’origliare che cosa parlano con esso lui.—

—Come volete, purchè lo sappia,—rispose Selvaggia, ed il tristo vecchio salì sorridendo e compiacendosi della sua malizia.

Giunto in un andito oscuro dove avean a riuscire i due, venendo fuori dalla camera di Malatesta, si fermò aspettandoli, senza curarsi d’ascoltare che cosa dicessero, che poco gli caleva saperlo, e lavorando invece col cervello a comporre la novella che voleva poi dire a Selvaggia. Dopo non molto uscirono, ed egli, fattosi sentire così all’oscuro, e presili per la mano, gli avviò per un’altra porta che metteva sullo scalone, dicendo:

—Ad ogni buon riguardo è meglio non vi facciate rivedere da quel soldato ch’io avevo in camera: egli è di casa.... uomo di fede.... ma è giovane sventato.... e poi, meno persone vi vedono è sempre meglio.—

Questa precauzione parve ad ambedue naturale e ragionevole, e, senza curarsi d’altro, salutato il maestro, se n’andarono con Dio.

Sceso in camera, e chiamata fuori Selvaggia dal suo nascondiglio, le diceva con fare ingenuo:

—Ora so tutto, e ti posso contentare, fortuna però ch’io son salito! chè costoro se ne vollero andare per altra parte.... oh! non v’è sotto quel gran mistero che credevamo.... costoro sono due gentiluomini di Firenze, il vecchio è messer Gabriello Spini, ed il giovane un suo figliuolo, ch’io appena mi ricordavo aver veduto, ed ha nome messer Lodovico. Questo giovine è innamorato di quella che dee sposar Lamberto, e non trovando altra via ora di rompere e sospendere almeno il parentado, ha pensato questo rimedio, di ottenere dal signor Malatesta sia mandato fuori di Firenze, come in effetto sarà mandato domani, chè appunto devon partire per Empoli cento barbute in ajuto del commissario Ferruccio.

Nacque nel cor di Selvaggia un fiero contrasto, a queste parole.

Permettere che il suo Lamberto venisse tradito a quel modo; che soffrisse le terribili angosce (e la misera ne sapeva qualche cosa) che gli si preparavano, le pareva un offendere, un ingannare essa stessa quello pel quale avrebbe sofferto lieta mille dolori, e non poteva darsene pace. Ma dall’altro canto darlo colle proprie mani in braccio alla sua fortunata rivale, figurarselo al fianco d’un’altra, sposo felice, immerso in tutte le gioje dell’amore, ed ella, poveretta, non aver più da lui nemmeno un pensiero, trovarsi di nuovo abbandonata da tutti nella sua prima desolata solitudine!... quest’idea fu troppo enorme, troppo tremenda; Selvaggia spaventata, non potè reggervi, dovette allontanarla ad ogni patto, e, per iscusarsi in parte a’ suoi proprj occhi e transigere con affetti cotanto potenti ed opposti, disse fra sè «io potrò svelar tutto a Lamberto, dirgli ch’egli punisca il mio fallo, che m’uccida, ma prima vederlo, oh sì! ch’io lo veda, ch’io gli parli una volta!...»