Ondeggiante in questi pensieri, era rimasta muta e come assorta per alcuni momenti; preso partito alla fine, si scosse, e disse risolutamente:

—Ora, maestro, due altre cose m’occorron da voi, e poi vi lascio. L’una, ch’io sola sia mandata domani a portar a Lamberto l’ordine di partire. L’altra, che mi provvediate d’un’armatura e d’un cavallo per seguitarlo.—

—D’un’armatura! disse maravigliato il maestro, sei tu pazza affatto? credi tu poter reggere coll’armatura indosso e valerti della tua persona?—

—S’io potrò reggere e valermi della persona voi ve ne avvedrete: e per ora lasciatene il pensiero a me.—

—Oh! dove vuoi tu che trovi codeste cose? esclamò il maestro che si spaventava per la spesa; sai pure che in una terra assediata chi ha cavalli ed armi le tien per sè.—

—Maestro, potrei rispondervi soltanto ch’io n’ho mestieri, e li voglio: ma vi vo’ far riflettere che starebbe in me il torvi altra maggior cosa che non il pregio d’un cavallo e d’un arnese.... e, tenete a mente, ch’io voglio l’elmetto colla visiera che si chiuda.... Ora addio, a domani.—

Uscì Selvaggia, ed il maestro arrabbiato e malcontento dovè pur pensare al modo di levarsi d’addosso costei, e contentarla. L’indomani, appena giorno, si mise in moto, e per virtù di molte diecine di scudi, mandando il malanno a chi gliene faceva spendere, riuscì ad aver pronto per la sera ciò che la giovine gli avea domandato.

Ebbe da Malatesta l’ordine scritto che imponeva a Lamberto di seguire la gente che si mandava ad Empoli, ed ottenne facilmente, sotto varj pretesti, da uno de’ caporali che dovean guidarla, la licenza di dar il carico ad un uomo a sè noto, d’andar per Lamberto, condurlo ove la compagnia faceva la massa, ed uscire di Firenze con essa.

Quella medesima giornata era intanto, per la casa de’ Lapi, e per le donne specialmente, piena di pensieri e di faccende. Laudomia, svegliatasi all’alba col cuore consolato e sereno, si vestì, e copertosi il capo con un velo che le scendeva sino alle ginocchia, se n’andò a’ Servi a far le sue divozioni.

Tornata poi a casa, e lasciatasi vedere al padre, che le fece quella mattina più carezze che non soleva, salì nelle camere, che oggi si direbbe di guardaroba, e, coll’ajuto di M. Fede e della sorella si diede ad ammannire panni, biancherie, e preparar le cose necessarie, con quella sollecita ed operosa premura che nasce nelle profonde agitazioni dell’animo. Lisa, ritornata in sè dopo quel primo momento di dispetto, e temendo forse ancor più, per amor proprio, di darne il menomo segno, prestava il consiglio e l’opera sua in questi preparativi, senza quel diluvio di parole che la gentil metà del genere umano suole impiegare in cotali operazioni, quando non ha la mente occupata da più importanti e più gravi pensieri.