—Oh! bene, ringraziamo Iddio sempre di quel che abbiamo—rispondeva Laudomia.
—Eh! lo so, povera signorina, voi non avete la mente alle gale ed al sollazzi! Poco v’importa di codeste cose.... ed avete ragione!.... dicevo per dire.... voi divenite donna del più bravo e dabben giovane di Firenze.... e questo vi basta.... e Iddio e la santissima Nunziata vi benediranno, e sarete felice e contenta come meritate.... Oh! sì, vedete, il cuore mi dice che non avrete più guai.... ed io ho sempre veduto che questi presentimenti non isbagliano.—
—Iddio ti senta, Fede:—rispose Laudomia, ed intanto in queste occupazioni venne passando quel giorno, che Lamberto spese anch’esso in dare assetto alle sue cose, nel procurar le carte necessarie al contratto, e nel visitare in Santa Maria Novella il luogo ov’era sepolta sua madre, alla quale, entrando nel nuovo stato, volle consacrare i primi pensieri. Giunta la sera, si riunì la famiglia nella camera di Niccolò, e non tardarono a comparire gli amici invitati, messer Tommaso Grossi notajo, e tutti insieme, a piede (Niccolò avanti cogli sposi e gli altri dietro) si condussero alla chiesa di S. Marco.
A mezza navata era stata posta una tavola con suvvi un tappeto, ed intorno intorno seggioloni e sgabelli: pochi candelieri illuminavano la chiesa, ove Niccolò e la sua comitiva, ricevuti alla porta da Fra Benedetto e Fra Zaccaria, entrarono, ed appresso una moltitudine d’operaj dell’arte della seta, di soldati conoscenti di Lamberto, e di popolo minuto, che allogandosi lungo le pareti faceano cerchio intorno alla tavola ove dovea farsi il contratto.
Quella moltitudine era tenuta in rispetto ed in silenzio dalla presenza di Niccolò, e soltanto s’udivan sommessamente bisbigliare tratto tratto poche parole, che venivan dette tra vicini all’orecchio, tutte piene di lodi e di maraviglie per la bellezza, pel soave ed augusto contegno della sposa, che era tale in quel punto da fissare tutti gli sguardi e soggiogar tutti i cuori.
Vestita di bianco, con un lungo velo fermato sulla fronte da una ghirlanda di fiori di melarancio, nel passare tra tanti sguardi, nel moversi, nel sedere al luogo che da Fra Benedetto le venne indicato, appariva in lei una certa maestà senza orgoglio, una timidezza senza impaccio, una gioja temperata da così celesti pensieri, che tutti gli astanti guardandola si sentivan sottomessi, direi quasi all’adorazione.
Niccolò sedeva sul seggiolone posto nel mezzo della tavola volgendo le spalle alla porta. Alla sua destra la sposa, poi Lisa e Troilo co’ fratelli: alla sinistra Lamberto, gli amici che dovean servir di testimonj, e tra gli altri Fanfulla; su un lato i due frati ed il notajo, il quale, levatosi in piede, cominciò a leggere il contratto in questa forma:
Anno 1529 die 23 Novemb.; Lambertus quondam Petri de populo S. Joannis de Florentia, recepit a D. Laudomia, filia Nicolai, quondam Cionis. de eodem populo S. Joannis de Florentia, sponsa dicti Lamberti, nomine dotis Libras 1010. Florent. parv. scilicet Libras 863 in uno Podere cum domibus et habituro in populo d. Gavinana. Et libras 88 et solidos 10, in uno casolari posito in populo S. Laurentii de Florent. 1. d. Croce di via. Et libras 59 in pecunia et aliis rebus mobilibus ec., ideoque propter nuptias, et vice Morgincap secundum usum Civit. Florentiae praedictus Lambertus fecit praedictae D. Laudomiae donationem de ipsius bonis libras 30 Flor. Parv.
Actum Florentiae testibus ec.
Postea incuntinenti coram dictis testibus, Lambertus et D. Laudomia, per mutuum consensum inter se intervenientem et anuli dationem et receptionem, matrimonium ad invicem contraxerunt. Ego Thomas Grossi, quondam Francisci, de pago Bellanensi Imperiali auct. Iudex atque Notarius publicus rogatus scripsi.