Laudomia corse al buon Fanfulla colle mani giunte, e per poco l’abbracciava, chè le sue parole le parvero venir dal cielo.

—Oh! a piedi voi non verrete,—disse Lamberto.

E volle togliesse il cavallo del suo famiglio a ogni modo. Niccolò fece in fretta cercare d’un arnese da cavaliere, e ne presentò Fanfulla, al quale parve esser tornato vivo ed all’onor del mondo, vedendosi fuori di quella maladetta fanteria che avea tanto in uggia.

Così venuti tutti insieme al portone trovarono Selvaggia in sella: vi saltò alla sua volta Fanfulla, senza quasi toccare staffa, e non potè trattenere un ah! d’allegrezza, quando si sentì guizzare fra le cosce un cavallo, e d’altri spiriti che non era il suo vecchio Grifone.

Laudomia era venuta sin qui senza profferir parola per non disubbidire al padre, solo si stringeva al braccio di Lamberto, abbandonata di tutto peso; all’ultimo, disse a voce bassa ed interrotta «Dio ti difenda!» Poi chiuse gli occhi, sentì sulla sua mano imprimersi tremanti le labbra del suo sposo; poco stante udì i tre cavalli partir di galoppo, si sentì allora abbracciare, e si trovò il capo sul petto di Niccolò, che stringendola con tenerezza, le disse:

—Son contento di te, figliuola. Ora puoi piangere.—

E la poverina diede in un pianto dirotto.