—Per due dalla destra.... Avanti!—

E così alla sfilata, pel Fondaccio, vennero al ponte alla Carraja, ed alla porta al Prato, d’onde uscirono alla campagna, procedendo verso Signa.

La notte era serena, l’aria sottile e rigida, e splendeva uno stellato scintillante come accade sovente in inverno. I soldati co’ loro mantelli di panno oscuro camminavano di buon passo formando due lunghe file brune sullo sterrato della strada leggermente imbiancato dalla brina, ed il silenzio non era interrotto che da poche parole bisbigliate tratto tratto fra vicini, o da qualche bestemmia scagliata quando un cavallo sdrucciolava, ed il cavaliere lo puniva con un buon pajo di spronate.

Lamberto, giunto all’ultimo in piazza, s’era posto alla sinistra della compagnia, e secondo l’ordine della mossa, si trovava ora alla coda. Questa, per un curioso fenomeno, osservato senza dubbio da quanti tra miei lettori ebbero a militare, debbe sempre, ove voglia tenersi unita alla testa, camminar più veloce di essa. Egli era perciò costretto ogni tanto, cogli altri soldati del retroguardo, a levar il trotto, finchè giungessero alle groppe di quelli che li precedevano: e poi di nuovo a poco a poco restavano addietro, e di nuovo pungendo i cavalli racquistavano la perduta distanza: ma per durare in questa alternativa un po’ a lungo sarebbe stato necessario ch’egli avesse avuto il capo a ciò che faceva, e non istesse, come in effetto stava, col pensiero a Firenze.

In ogn’altra occasione, quella partenza notturna, per una fazione pericolosa e d’importanza sarebbe stata per esso una vera festa; ma a quel punto (e chi sarebbe tanto severo da condannarlo?) egli si sentiva invece pieno il cuore d’un lutto, d’una mestizia indefinibile, parendogli vedere in quest’improvviso impedimento l’infallibile indizio d’una fatalità che lo perseguitasse: per sè solo poco l’avrebbe curata, ma oramai come separare dal suo destino quello di Laudomia?

Intanto la testa della compagnia, varcato già da un pezzo il ponte a Signa, era giunto ove la strada prende pel poggio verso Malmantile, e serpeggia per un buon tratto chiusa tra gli scoscendimenti della collina vestita di folte boscaglie. Quando Fanfulla s’accorse che stavano per entrare in quelle gole, passo pericoloso, e molto a proposito per tendervi agguati, previde, siccome pratico, che i capitani avrebber voluto prima di porvi il piede rannodare la compagnia, e far precedere esploratori.... Non trovandosi accanto Lamberto, si volse, e lo vide che veniva molto lontano. Torse la briglia, e di galoppo gli si fece incontro, gridandogli:

—Lavorate di sproni, messer Lamberto, se non volete sentirne quattro dall’Arsoli.... in quella bocca di forno dove siam per metterci, non è muso da patire che gli uomini suoi si sbandino....—

Si scosse Lamberto, spinse il cavallo, raggiunsero la compagnia, e con essi Selvaggia, che era rimasta sempre a fianco del giovane senza mai trovar modo e coraggio di scoprirsegli, o dirgli pure una parola. Si rodeva ora d’aver perduta quell’occasione, che s’era procurata con tanto studio e tante fatiche, ripromettendosi di non esser un’altra volta cotanto timida e dappoco: e mentre appunto giungeva a mettersi in fila coi compagni, la truppa, al comando dell’Arsoli, fece alto.

Egli avrebbe avuto mestieri di fanti spediti, onde ricercar le soprastanti macchie, ed assicurarsi il passo:, ma non avea se non uomini d’arme carichi di ferro, che mal potevano arrampicarsi per quell’erte. Gli convenne dunque contentarsi di far precedere otto barbute a guisa d’antiguardo, e quando pensò che potessero aver oramai varcato i passi di maggior pericolo, si mosse col resto delle sue genti ed entrò fra quegli scoscesi gioghi, che nell’oscurità apparivano a modo di masse opache, addentellate in cento bizzarri contorni ove le vette spiccavano sullo stellato del cielo.

La compagnia saliva di buon passo serrata insieme, ed ogni soldato s’era sciolto dal mantello per aver le mani libere e pronte; l’Arsoli ed il Bichi precedevano francamente colla lancia alla coscia, e l’eco ripeteva lo scalpito de’ cavalli, e l’urtarsi a minuto delle staffe e degli stinieri.