Troilo, nel vedere che de’ suoi disegni ne dovea pur esser trapelato qualche cosa, non potè a meno di non far un arresto, ed in cuore trasecolava, non potendone immaginare il come, tanto più in così breve spazio di tempo. L’atto che gli sfuggì, fu dagli astanti interpretato in tutt’altro senso, e l’attribuirono ad una natural maraviglia d’un caso cotanto strano, ed egli, vedendo che la lettera non nominava persona, si venne presto rassicurando.

—Non v’è dubbio nessuno, disse alla fine, bisogna far ciò ch’egli dice. Lasciatene il pensiero a me, ch’io troverò chi saprà benissimo disimpegnare quell’incarico. Date qua quella lettera, ch’io tenga a mente i segnali di codesta donna, perchè possa riconoscersi, e s’ella non è sotterra si troverà.—

Così dicendo uscì, mentre Niccolò, tutto lieto, gli gridava dietro:

—E così? non te lo dicevo io, che a trovarne un altro come quel giovin dabbene vi sarebbe da fare?—

Laudomia, uscita anch’essa poco dopo Troilo, salì in camera e vi si chiuse. Non sapeva, o non voleva dirsi il perchè, ma non si sentiva il cuore a modo suo: e provando una cotale indefinibile ripugnanza ad esaminarlo a minuto in quel momento, attese a non so che sue faccende per aver in che occupare il pensiero.

Ove la buona giovane avesse voluto scendere a questo esame, sarebbe forse d’un in un altro pensiero venuta a far molte osservazioni su questa tanto calda pietà di Lamberto, sulla troppo laconica conclusione della sua lettera, avrebbe provato forse il desiderio d’esser sola a sentire tanta compassione per le costei sventure.... Dio sa quante cose avrebbe trovate in quel suo povero cuore! non volle tuttavia troppo scrutarlo in quel momento.

Ma il seme caduto una volta nel solco ha egli bisogno d’altri ajuti? lavora solo, germoglia in silenzio, e quando dà segno di sè spuntando dal suolo ha già messo le barbe.

Troilo intanto s’era dato da fare per trovar di questa Selvaggia, che, in modo per esso tanto inconcepibile, parea informata de’ suoi disegni; e certo nè Lamberto, nè persona al mondo avea in quel momento maggior desiderio di lui che si rintracciasse. Spedì gente, e fece far tutte le inchieste possibili, e vi volle a ciò un pajo di giorni, ma fu inutile, non se ne potè saper nuova.

Visto alla fine che si dava in non nulla, ne fu scritto a Lamberto (e la lettera la portò Maurizio, che trovato un altro cavallo raggiunse così il suo padrone) il quale, se ne rimanesse afflitto e malcontento, non è da dire. Egli intanto, seguitando la fortuna del Ferruccio a Volterra, a Pisa ed in ultimo a Gavinana venne passando un tempo, durante il quale lo stato di Laudomia e degli altri attori di questa istoria non ebbe a provare notabile alterazione. Gli ultimi casi che afflissero poi la casata de’ Lapi, e coi quali verrà a concludersi il nostro racconto, sono strettamente legati a quelli della città, ed all’intero ed ultimo esterminio della libertà fiorentina: ci conviene dunque con largo e rapido pennello dipingere ad eterna infamia dei vincitori, ed a gloria eterna de’ vinti, la sua dolorosa agonia, e come alla fine rimanesse spenta del tutto.