L’impulso dato con questi mezzi a uomini già infiammati di libertà e di gloria, si palesava non solo nelle fazioni ove molti concorrevano a combattere, ma eziandio in onorati fatti di persone private.
Un soldato accortosi un giorno che i nemici facevan cattiva guardia ad una trincera, si mosse solo dalle mura, ed arrampicatosi sul terrapieno della medesima giunse a strappare un’insegna che v’era piantata sull’alto, e fra una grandine d’archibusate potè tornare con essa illeso fra suoi.
Lo spirito de’ paladini dell’Ariosto, e de’ molti romanzieri di quell’età, appariva trasfuso ne’ soldati d’ambe le parti, e partorì disfide e duelli combattuti con tutte le formalità e le pompe cavalleresche. Per un trombetto venuto dal campo, un gentiluomo de’ nemici fece offerire agli assediati la battaglia a cavallo, che venne accettata dal capitano Primo da Siena.
Allo scontrarsi, questi ruppe la sua lancia sulla corazza dell’avversario e con un’acuta scheggia del mozzicone rimastogli lo ferì un poco in un braccio; mentre l’altro pose il ferro all’arcione del nemico, e lo passò, benchè fosse ferrato, ma senza suo danno, sfuggendogli per soprappiù la lancia di mano nell’urto, onde fu stimato averne la peggio.
Ma d’assai maggior momento fu il duello tra Lodovico Martelli e Giovanni Bandini, narrato dal Varchi colle più minute circostanze: vorremmo poter trascrivere tutt’intera la descrizione, ma ci trattiene la sua lunghezza[51], ed anco per non parere si voglia ingrossare questo volume di cose già pubblicate.
Il fatto si può tuttavia ridurre in poche parole.
I due giovani sopraddetti, erano stati già un tempo rivali d’amore per la Marietta de’ Ricci moglie di Niccolò Benintendi, la quale pareva favorisse il Bandini.
Trovandosi ora questi in campo, gli fu mandato dal rivale un cartello per provargli ch’egli era traditore, poichè armata mano veniva contro la patria. Si scusò il Bandini adducendo, che per visitare gli amici v’era venuto, e non per combattere; ma non ammessa dall’avversario la scusa, si stabilì venire alla prova dell’arme, e dal Bandini, per purgarsi dalla taccia che gli veniva apposta d’esser più astuto che animoso, fu scelto combattere senz’altre arme difensive che una manopola di maglia nella destra, spada e pugnale.
Dante da Castiglione s’aggiunse al Martelli come secondo: e Bertino Aldrovandi[52] al Bandini.