—Farebbon qualche diavoleto, ho paura, e vorrebbero sforzarvi.—
—E s’io chiedessi licenza, e li lasciassi ingegnarsi da loro, con quest’esercito addosso, che non pensa e non sogna altro che sacco?—
—Al modo come sono infiammati, e come gli ho veduti stasera, io non vorrei giurare che v’avessero a lasciar finir la parola, e pensassero i fatti loro farseli da se.—
—Quando fosse così, vedremmo un bel gioco, alla croce di Dio!—
E l’occhio del traditore lampeggiò di quella rabbia diabolica che accende uno scellerato se scorga possibile il perdere in un punto il frutto di lunghe frodi.
Baccio allora, che non avea il capo a far il bravo, e stava con una vecchia paura addosso che non tentava dissimulare, diceva:
—Ma e gli altri, e la setta di Niccolò[58] che fanno? che dicono? E’ pare che in Firenze non sian più se non Piagnoni?—
—Che volete che facciano! Fanno come gli altri. Chi avesse voluto dir una parola in contrario, era bravo stasera, e poteva far conto di tornar a casa colle budelle nella berretta. Tuttavia, anche stasera qualche cosa s’ è fatta.... via.... rassicuratevi. E s’io non erro, a un serra serra molti gonfaloni tentennerebbero, e molti di questi che hanno le casse molto ben foderate di ducati avrebber caro che non finissero per le mani de’ bisogni, e de’ lanzi; e perciò terrebbono più presto per gli accordi e pel sig. Malatesta, che vuoi le cose oneste, ed ha promesso loro di molte volte uno stato di pochi, che sarebbe appunto il fatto loro.... Non è egli vero, sig. Malatesta? Io credo che il papa non vorrà farvi parer bugiardo, e sarà contento dar loro uno stato di pochi—E sorridendo con malizia, aggiungeva—Ed anzi, per mostrarsi largo nel mantenere i patti, vorrà che sian pochi fin dove si può giungere, e se a questo modo lo stato finisse in un solo non istarà a guardarla tanto pel sottile.—